LE LEGGENDE DEI CASTELLI DELLA VAL CENO – LA DAMA BIANCA – CASTELLO DI PELLEGRINO PARMENSE

LEGGENDA TRATTA DA: CONTI G. – LEGGENDE DELLA VAL CENO – CENTRO STUDI VAL CENO – 2015

LA DAMA BIANCA DI PELLEGRINO

Castello di Pellegrino, 15 marzo 1827 – RAPPORTO

Essendosi noi sindaci sottoscritti del Comune di Pellegrino portati al castello per ivi indagare su di un fatto che è cagione di grande unione di popolo nel castello stesso di Pellegrino o meglio dire nelle adiacenze del castello.

Ed avendo interrogati l’Angiola Orsi figlia del fu Luigi e la Anastasia Tegoni figlia del fu Tommaso ed il Sergente Bartolomeo Tozzi, i quali hanno dichiarato d’aver veduto un fantasma tutto bianco che posato sotto il manto che tutto lo ricopre spalle, collo e capo ma però hanno dichiarato di non averlo veduto in faccia né mani, e che piamente la suppongono essere la Santa Vergine oppure qualche santa. Solo dietro le nostre richieste hanno dichiarato le due prime d’averla veduta il giorno 3 del mese corrente e quanto al terzo d’averla veduta da otto giorni in qua, e che tutte le sere si lascia vedere incominciando nell’ora dell’avemaria 6 ¼ sino a notte avanzata. E tutto ciò hanno dichiarato di giurarlo all’occorrenza. Il sopra espresso fatto è quello che si è potuto dalle anzidette persone ed è per quello che è la causa della grande unione di popolo ivi radunato e a dato segno di vederla e l’hanno dichiarato anche a voce tal visione, il popolo sarà in numero di trecento persone.

Noi sottoscritti sindaci per quanto abbia mo potuto osservando con molta attenzione, per vederla nulla abbiamo veduto.

Il Sindaco

Giordano Marubbi

E’ il documento ufficiale che testimonia l’esistenza della “dama bianca” del castello di Pellegrino, una strana visione che i più avevano battezzato “fata” e qualcuno Vergine Maria, mentre qualcuno altro addirittura avanzava l’ipotesi che potesse trattarsi di un uomo, dall’ampio mantello bianco.

Forse il povero Manfredo Pallavicino che, nel 1428, ribelle al Duca di Milano, venne accerchiato dalla soldataglia di Niccolò Piccinino, invincibile capitano di ventura perugino; il castello di Pellegrino, che sembrava inespugnabile, dovette capitolare e Piccinino gettò Manfredo in una segreta (ancora oggi esistente), lo costrinse a confessare il reato di congiura contro il Duca Visconti (dopo orribili torture) e quindi lo fece strangolare. Chissà che lo spirito martoriato di Manfredo non si aggiri ancora in cerca della pace eterna nel luogo che l’ha visto soffrire.

Luoghi che sono stati teatro di vicende terribili, se è vero che all’inizio del XIV secolo, quando il maniero sostenne l’urto delle soldatesche del Comune di Parma, aiutate dalle genti di oltre Taro e da due masnade di cavalieri del Parmense, dopo aspra lotta, il rio della Battaglia corse gonfio di sangue ad arrossare le acque dello Stirone.

Poi, le ritmiche apparizioni del fantasma candido. Prima considerato fantasia di qualche nottambulo che aveva alzato troppo il gomito, poi inquietante interrogativo, infine vera e propria attrattiva della zona, con visite organizzate e codazzi di centinaia e centinaia di persone: insomma, una sorta di “Fantasma Superstar”, divenuto di gran moda nell’Ottocento.

Lo spettacolo (pardon, l’apparizione) cominciava regolarmente ogni sera alle sei e un quarto, e da Parma e da Borgo San Donnino signori in ghette e signore dai larghi cappelli avevano tutto il tempo per arrivare in carrozza e per trovarsi poi un buon punto d’osservazione, tra gridolini di raccapriccio, sgranate d’occhi e qualche melodrammatico svenimento ( ma i sali erano sempre in borsetta).

A mezzanotte, quando il fantasma aveva terminato le sue evoluzioni, si andava a cena, seguita dal pernottamento in qualche locanda o a casa di amici.

Trecento visitatori al giorno non rappresentavano certo una cattiva media per un centro di modeste attrattive turistiche quale Pellegrino; cosi il paese aveva conosciuto una prosperità insolita: locali sempre pieni, tante facce nuove per le strade, commercio risvegliato. Tutto per merito della “fata” che aveva deciso di rendere pubbliche le sue apparizioni ( infatti ai castellani e ai famigli appariva già da molti anni).

Ma era troppo bello per durare a lungo; cosi un bel giorno (un giorno disastroso per l’economia del paese) arrivò, indesiderato, addirittura un distaccamento dei Dragoni Ducali al comando del capitano Melli: le autorità erano stanche di questa storia e della confusione che aveva suscitato. I Dragoni proibirono gli assembramenti e il fantasma, offeso da tanta ingratitudine seccato di non avere piu’ folto pubblico, decise di non mostrarsi piu’.

Chissà che un giorno o l’altro non cambi idea.

“Tiziano Marcheselli – Fantasmi e leggende dei castelli parmensi – PR -Nicoli 1982”

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