Bardi – Rugarlo. Anno 1991 – La festa di San Martino. Bardi e territorio anni ’80/’90: “La nostra storia, la nostra gente – memorie bardigiane in analogico”.

La parrocchia di Rugarlo è molto legata al proprio Santo patrono, San Martino, la cui celebrazione cade ogni anno l’11 novembre, la cosiddetta Estate di San Martino. Tradizionalmente, è proprio durante questi giorni eccezionalmente miti rispetto all’inverno imminente che si aprono le botti per il primo assaggio del vino nuovo.
In questo nastro, annata 1991, le donne e gli uomini di Rugarlo celebrano la festa in due momenti, unendo il sacro e il profano. Si inizia con una serata danzante presso la Casa della Gioventù di Bardi, occasione per passare un po’ di tempo insieme e per raccogliere fondi per la manutenzione della chiesa parrocchiale. La celebrazione sacra si tiene il giorno successivo, con la Santa Messa presso la chiesa di Rugarlo, di cui qui si può vedere la processione conclusiva, con l’effige del Santo che attraversa le vie del piccolo borgo e la benedizione del parroco, don Angelo Bisioni.

MISTERI DI CASA LANDI. IL FANTASMA DI GIULIA LANDI. 2^ PARTE. VALCENOLANDI

2^ PARTE – FINE

LA LETTERA AUTOGRAFA DI AGOSTINO IN LINGUA CORRENTE:

Il 28 gennaio 1516, in lunedì, nacque la signora Giulia Landi Contessa di Compiano, dal Conte Manfredo, figlio del Conte Pompeo Landi, e della signora Caterina dell’illustrissimo casato dei Visconti di Milano, erede del Conte Pompeo suo avo di oltre due mila scudi di entrata ogni anno; la quale signora a 17 anni nel mese di febbraio del 1533 in Compiano fu data in sposa a me, Agostino Landi, suo secondo cugino, avendomi portato in dote ogni cosa ed avendo partorito, di dodici volte che fu in stato di gravidanza, 2 figliole femmine, Ortensia e Porzia ancora viventi, e 5 figli maschi chiamati il primo Pompeo, morto alla nascita, il secondo Giulio Augusto Manfredo (1) tuttora vivente, il terzo Claudio (2), tuttora vivente, il quarto Marcantonio, che vissuto un mese, morì, il quinto Orazio, che non visse nemmeno un’ora, dal parto del quale (Giulia) essendo stata inferma diciassette giorni con febbre altissima, tra le ore sei e le sette di martedì dieci agosto 1546, nel giorno di San Lorenzo, morì, dopo aver vissuto con me 13 anni e sei mesi, con mio così grande dolore e affanno che ho la speranza di raggiungerla al più presto.

La stessa Giulia nell’aurora del 18 agosto 1546, mi apparve nella solita sua camera e sedendo sopra una cassa di noce, parve dirmi: “Consorte, perché Vostra Signoria non viene mai qui a vedermi? (trovarmi).

A questa domanda risposi: “Vostra Signoria, (segue la descrizione dello stemma in maniera schematica), Il nostro stemma è composto da sei onde azzurre e dorate. Un cane dal pelo lucido con orecchie lunghe ed abbassate, dal….nero (simile a quello che Virgilio pone accanto a Evandro). Un elmo (celata) con la visiera alzata. L’insegna ricalca i colori ed il disegno dello stemma imperiale, come da donazione di Federico di Svevia ad Umbertino Landi. L’aquila coronata, secondo lo stemma regale di Sicilia, (Stemma Imperiale). Sullo sfondo vi sono sei bande orizzontali azzurre e dorate, in mezzo una banda bianca trasversale, secondo l’insegna di Venafro. La motivazione della descrizione dettagliata è fare memoria della nobiltà del casato; è giusto e decoroso riconoscere importanza a questo stemma perché i simboli essenziali l’aquila ed il cane, indicano rispettivamente la potenza, l’attitudine alle armi e la fedeltà. (Fine descrizione schematica dello stemma).

Mi accarezzi (Agostino si sta sempre rivolgendo a Giulia) se volete che io venga da voi”. Ed ella mi rispose “mandate via dunque queste donne” e dopo che esse se ne furono andate, gettandomi le braccia al collo e baciandomi, sparì tra le mie lacrime, e questa fu una cosa meravigliosa.

Il giorno 21 dello stesso mese, mentre dormivo nel letto della sua camera mi apparve nell’alba, mi sembrò averla a letto con me, e che abbracciandomi mi dicesse : “Consorte Voi fate un grande torto a non amarmi, perché io vi amo più di ogni altra cosa”, E, mentre volevo risponderle, mi svegliai addolorato e bagnato dalle tante lacrime versate nel suo ricordo, che continuamente porto dentro di me. 1546, Agostino Landi infelice, di mano propria scrisse questo.

Il giorno 12 novembre a Piacenza, nella nostra solita stanza e nel nostro letto matrimoniale, la felice mia consorte mi apparve vestita sulla parte destra, e guardandomi, sembrava non dire nulla, ma che gradisse le carezze e feste che io gli facevo e, sparendo, mi lasciò piangente e addolorato.

  1. Nato a Piacenza il 23 dicembre 1541 alle ore 14,00.
  2. Nato a Piacenza il 13 agosto 1543 alle ore 13,00

A tergo: 1551, di agosto. Discorso e vagamenti circa l’arma Landi di Sua Eccellenza, di mano del signor principe Agostino.

Giuseppe Beppe Conti 

VALCENOLIBRI/VITO FUMAGALLI – Paesaggi della paura.

Fumagalli V. – Paesaggi della paura: vita e natura nel Medioevo – Bologna – Il Mulino – 1994.

Paesaggi della paura” raccoglie in un unico volume i quattro fortunati saggi di Fumagalli pubblicati e ripetutamente ristampati dal Mulino nella collana “Intersezioni” fra il 1987 e il 1993. “L’alba del Medioevo”. “Quando il cielo si oscura”. “La pietra viva”. “Solitudo carnis”. Si tratta dei saggi che hanno fatto di Fumagalli, in Italia come all’estero, uno dei più apprezzati scrittori di storia per il largo pubblico; in essi l’autore ha saputo infatti tradurre le sue competenze di studioso in un’esposizione narrativamente molto efficace, che riesce a comunicare al lettore l’universo mentale dell’uomo del Medioevo. Da queste pagine emergono le credenze, i valori, i comportamenti collettivi che definiscono il complessivo atteggiarsi dell’uomo medievale nei confronti del mondo naturale, del mondo soprannaturale, del proprio stesso corpo. E’ una umanità quella evocata da Fumagalli, assediata da una natura ostile, irta di pericoli veri e immaginari, perdita in un labirinto “gotico” di sofferenze e terrori, macerata nelle penitenze; eppure, insieme, è l’umanità che caparbiamente resiste agli urti delle calamità e dei barbari, che conquista nuovi spazi,  all’agricoltura, che ridà vita alle città decadute, l’umanità che con un lavoro secolare torna a imporre la propria regola su quella natura che, nel naufragio drammatico dell’età antica, pareva destinata a sommergere la civiltà stessa.

IN BIBLIOTECA LO TROVO:

Biblioteche di Arte, Teatro e CSAC , Biblioteca delle Arti , Biblioteca Civica , Biblioteca comunale di Felino , Biblioteche di Giurisprudenza , Biblioteca Umanistica Paolotti , Biblioteca Socio Pedagogica , Biblioteca comunale di Montechiarugolo , Biblioteca Palatina , Biblioteca Saveriana , Biblioteca della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici.