LO STEMMA DEL COMUNE DI PELLEGRINO PARMENSE. VALCENOSTORIA

Stemma: “D’argento al pellegrino passante sulla campagna erbosa, ed avviato verso una chiesa uscente dal fianco destro dello scudo, il tutto al naturale”. Osservando attentamente il bozzetto in uso da parte del Comune si nota che il disegnatore non ha voluto rappresentare una chiesa generica, ma precisamente quella di Careno, da secoli meta di pellegrinaggi alla venerate effige della Vergine (che, secondo la credenza popolare, protegge anche dalla malattia mentale), evidenza poi persa nel blasone ufficiale.

http://www.araldicacivica.it/stemmi/comune/pellegrino-parmense/

LO STEMMA DEL COMUNE DI BARDI. By G.B. Conti. VALCENOSTORIA

                          CONSIGLIO GENERALE DEGLI ANZIANI DEL COMUNE DI BARDI                                              SEDUTA STRAORDINARIA DEL 1851

Questo giorno trenta del mese di maggio milleottocentocinquantuno il Consiglio Generale degli Anziani del Comune di Bardi invitato con lettera d’ufficio dall’Ill.mo Sig. Cavaliere Podestà si è riunito in seduta ordinaria nel Salone del Palazzo Comunale.

Sono presenti il Presidente Sig. Podestà Carpanini, ed i Signori Anziani…..( segue elenco)
 

NUOVO BOLLO PER IL COMUNE

Il Podestà Presidente ha fatto conoscere che sotto l’antico Governo Borbone il Comune faceva uso del proprio suo bollo che rappresentava appiedi d’una quercia fasciata da una fettuccia ove sta scritta la parola FIDELITAS e nel contorno COMUNITAS BARDI, come vedesi dal qui unito e che sarebbe suo desiderio si avesse ad implorare l’Augusto Nostro Sovrano la grazia di potere di nuovo far uso di detto bollo colla sola differenza nel contorno vi si legga Comune e Contea di Bardi e conservare nel centro il Cane, la Quercia e la parola Fidelitas. Il Consiglio Generale all’unanimità ha a quella proposta con somma compiacenza, a che sia implorata dal Magnanimo Principe che aveva trovato favore.
 


 N.° 250

DECRETO per quale è data facoltà al Comune di Bardi di valersi delle antiche sue arme.

Napoli 28 Luglio 1851

NOI CARLO III DI BORBONE, infante di Spagna, per la grazia di Dio, Duca di Parma, Piacenza e Stati annessi ecc. ecc.

Veduta la deliberazione fatta dal Consiglio degli Anziani di Bardi addì 30 Maggio del 1851;
Veduta la Sovrana Risoluzione del 30 Marzo del 1818 (N.° 31);
Sovra proposta del Ministro di Stato per Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno,
 

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art- I.° E’ data facoltà al Comune di Bardi di valersi delle antiche sue arme, consistenti in un campo d’argento, che offre un albero, e appiedi di esso un cane coricato (l’uno e l’altro di color naturale) e intorno al fusto dell’albero una fettuccia col motto fidelitas, facendo incidere le arme stesse nel bollo di quella Podesteria.
Il detto bollo non potrà però essere maggior e del diametro di quaranta millimetri a termine di quanto fu disposto dall’art. I.° della Sovrana Risoluzione del 30 Marzo del 1818 (N.° 31) e porterà all’intorno la leggenda Comune di Bardi.
Art. 2.° Il Ministro di Stato pel Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno è incaricato dell’eseguimento del presente Decreto.
Dato a Napoli questo dì 28 Luglio del 1851.

C A R L O

Da parte di S:A:R.
Il Ministro di Stato pel Dipartimento
Di Grazia, Giustizia e Buongoverno
E. SALATI.

VALCENOEMIGRAZIONE. Storia dell’Emigrazione dell’Emilia Romagna. By Consulta degli Emiliano Romagnoli nel Mondo. 3^ Parte. Uomini e comunità protagonisti all’estero

 Le storie di integrazione riuscita dei nostri corregionali all’estero sono numerose. Si va da Anacleto Angelini, originario di Ferrara, l’uomo più ricco del Cile e, secondo la rivista americana Forbes, uno dei più ricchi dell’America Latina (è a capo di un impero nei settori petrolifero e forestale valutato oltre 15 mila miliardi di lire), a Frank Berni, originario di Bardi e da poco scomparso, la cui società vantava una catena di 283 ristoranti sparsi in tutta l’Inghilterra, con un fatturato superiore a quello della Fiat. Altro esempio di successo è stato Luigi Papaiz, partito da Bologna nel 1952 per il Brasile, dove ha messo in piedi la prima holding della serratura in Sud America: oggi se in Brasile apri una porta, quasi certamente la maniglia è Papaiz.

Abbiamo molti altri protagonisti che hanno lasciato una forte impronta nei paesi ospitanti. Tra questi: Guido Jacobacci, modenese, al quale si deve la costruzione delle Ferrovie della Patagonia e il cui nome è rimasto nella toponomastica argentina (dal 1925 una cittadina della provincia di Rio Negro si chiama Ingeniero Jacobacci); Felice Pedroni, pure modenese, che nel 1904 scoprì l’oro in Alaska e fondò la città di Fairbanks; Pietro Marrubi, un garibaldino di Piacenza che, perseguitato dalla polizia austriaca, si rifugiò in Albania dove nel 1858 aprì il primo atelier fotografico del paese; Agostino Codazzi di Lugo, celebrato recentemente a Caracas con un convegno internazionale, eroe del Venezuela e della grande Colombia, di cui tracciò i confini nell’Ottocento; Ermanno Stradelli, esploratore-archeologo piacentino alla ricerca delle foci dell’Orinoco e autore del primo vocabolario in lingua india; Adamo Boari, architetto ferrarese apprezzato da Frank Lloyd Wright e autore del Palazzo delle Belle Arti di Città del Messico; un altro celebre architetto è Carlos Zucchi, al quale si deve il Teatro Solìs di Montevideo; Carlo Preda, piacentino, che nel 1949 presentò al pubblico la sua motocicletta, la prima costruita interamente in Argentina; Emilio Rosetti di Forlimpopoli, padre dell’ingegneria argentina e autore di un grandioso progetto di ferrovia attraverso le Ande; Antonio Landi, architetto bolognese allievo di Ferdinando Bibiena che progettò chiese, fattorie, zuccherifici a Belem, in Amazzonia; Artemide Zatti, reggiano, che ha speso la sua vita per i poveri della Patagonia costruendo l’ospedale di Viedma, una specie di Cottolengo della fine del mondo; Egidio e Ennio Bolognini, padre e figlio, entrambi violoncellisti, il primo amico di Toscanini in Argentina, il secondo primo violoncello della Chicago Symphony Orchestra nonché fondatore della Las Vegas Philharmonic Orchestra; Ugo Fontana in arte Hugo Del Carril, leggendario cantante di tango nella Buenos Aires degli anni ’50, figlio di emiliani; Renato Zovagli in arte Réné Gruau, considerato il più grande disegnatore di moda del dopoguerra, attivo a Parigi dove ha lavorato per le grandi maisons, da Dior a Chanel; Antonio Panizzi, esule reggiano a Londra durante i moti del Risorgimento, autore del progetto della Reading Room, la sala di lettura del British Museum in cui andavano a studiare Marx e Darwin; il modenese Girolamo Carandini, altro esule risorgimentale, approdato in Australia dove ebbe l’idea di fondare una scuola di danza e, di fatto, introdusse l’opera lirica italiana; gli Antonelli, famiglia di architetti partita da Gatteo e approdata alla corte di Spagna e, da lì, a progettare sistemi difensivi nel Nuovo Mondo: le loro fortezze in Colombia, Cuba, Portorico sono oggi patrimonio dell’umanità dell’Unesco.Se, infine, allargando l’orizzonte alle comunità, consideriamo le maggiori ondate migratorie che hanno avuto origine nella nostra regione – quelle che potremmo chiamare le nostre piccole epopee -, conviene concentrarci su alcuni episodi di importanza anche nazionale. A cominciare dal primo in ordine di tempo: la colonizzazione di Resende-Porto Real nel 1875 da parte di una comunità di modenesi provenienti da Novi e Concordia, considerata la più antica emigrazione italiana in Brasile. Dall’Appennino parmense si sono poi diffusi in tutta Europa, spingendosi fino in Russia e in Turchia, i girovaghi – figurinai (costruttori di figurine di gesso), domatori di scimmie e orsi, suonatori d’organetto, venditori ambulanti – portando a compimento una tradizione a metà tra bisogno, avventura e vagabondaggio, iniziata addirittura nel Seicento.

Sempre dai monti piacentini e parmensi, si è avviata l’emigrazione verso l’Inghilterra di gelatai e futuri ristoratori, mentre da un po’ tutta l’Emilia, e in particolare dal reggiano, ha avuto origine il flusso verso le banlieues parigine, alimentato negli anni bui del fascismo dall’emigrazione politica che ha avuto i suoi centri principali a Nogent-sur-Marne e, soprattutto, ad Argenteuil.

Altri importanti episodi sono la colonizzazione di Capitan Pastene in Cile ad opera di modenesi negli anni 1904-05, e nel 1948 la spedizione Borsari in Terra del Fuoco, primo esempio in Italia di emigrazione organizzata, con i prefabbricati assemblati a Bologna e caricati direttamente sulla nave.

https://www.assemblea.emr.it/emilianoromagnolinelmondo/storia-emigrazione/storia-dellemigrazione-dellemilia-romagna-1/storia-dellemigrazione-dallemilia-romagna/uomini-e-comunita-protagonisti-allestero

CONTINUA

CORREVA L’ANNO 1977. UN MISTERO MAI RISOLTO. “L’INAFFERRABILE BELVA DELLA VALCENO” TIENE IN APPRENSIONE LA POPOLAZIONE DELL’APPENNINO. 1^ PUNTATA

LA CRONACA DI QUEI GIORNI DI PAURA TRATTA  DALLE PAGINE  DELLA GAZZETTA DI PARMA

La Gazzetta di Parma, durante l’estate dell’anno 1977, diede ampio risalto alle notizie di una misteriosa belva che, tra l’alta Valceno e la confinante Valnure piacentina, assalì ed uccise molti vitelli, pecore e capi di bestiame che pascolavano in quelle zone dell’appennino. Già il 7 luglio si parlava con apprensione di una “Misteriosa belva che assalta il bestiame. Vitelli assaliti e uccisi. Si parlò di un lupo, di cani randagi inselvatichiti, addirittura di un grosso felino fuggito d un circo”.

GIOVEDI’ 7 LUGLIO 1977

SABATO 9 LUGLIO 1977