IMMAGINI DELLA FORTEZZA DI BARDI NEL XIX SECOLO. 5 – CASTELLI DELLA VALCENO.

Paesaggio di Bardi

Museo Glauco Lombardi di Parma. Sul verso della tavola è incollato un piccolo foglio riportante ad inchiostro la dicitura: “Dono al conte di Bardi – Joan. Batt. Watteau”. Se tale dedica fosse, come pare, autentica, si potrebbe datare con certezza l’opera al terzo quarto dell’Ottocento: il titolo di conte di Bardi era stato infatti assegnato dal duca Carlo III di Borbone al suo quarto ed ultimo figlio, Enrico (1851-1905), che come tutta la famiglia ducale fu costretto ad abbandonare gli stati parmensi nel 1859.

Gennaio 2020. Piacenza ha ricordato il pittore di origini bardigiane Giacomo Bertucci. By Il nuovo Giornale online

 «Un insegnante meraviglioso». Questa l’espressione ricorrente nelle testimonianze ascoltate a Palazzo Galli (Sala Panini) durante la tavola rotonda – coordinata dalla prof. Valeria Poli – con gli ex allievi di Giacomo Bertucci, organizzata dalla Banca di Piacenza dell’ambito delle manifestazioni collaterali alla mostra dedicata al pittore piacentino e allestita nello stesso Palazzo Galli: APPROFONDISCI L’ARTICOLO:

http://www.ilnuovogiornale.it/archivio-articoli/notizie-varie/4952-il-pittore-bertucci-un-insegnate-che-univa-determinazine-e-dolcezza.html

BERTUCCI GIACOMO
Bardi 16 agosto 1903-Milano 11 agosto 1982
Lasciò gli studi universitari a Bologna per dedicarsi alla pittura. Studiò a Piacenza nell’Istituto Gazzola, allievo di Francesco Ghittoni, e a Milano, nell’Accademia di Brera, allievo di Aldo Carpi. Visse e lavorò a Piacenza e a Parma. Nel 1940, nominato insegnante di figura al Liceo Artistico di Brera, passò definitivamente a Milano, da allora partecipando a importanti mostre locali e nazionali e ottenendo riconoscimenti e premi. Ebbe al suo attivo una trentina di personali, di cui sei a Milano (l’ultima, nel 1967, alla Galleria Sagittario). Fu membro dell’Accademia Clementina e dell’Accademia Parmense di Belle Arti. Fu dirigente sindacale e membro della Commissione per il Cimitero Monumentale presso il Comune di Milano. Fu poi chiamato nel 1975 alla cattedra di figura presso l’Istituto Gazzola di Piacenza. Il Bertucci ha opere in raccolte pubbliche e private. Incise anche all’acquaforte. Ebbe studio a Milano e a Castell’Arquato. Fu sepolto nella tomba di famiglia al cimitero di Bardi.
FONTI E BIBL.: A. Carpi, Catalogo personale, Palazzo Inam, Piacenza, gennaio 1938; G. Marchini, in La Scure 6 febbraio 1938; F. Cogni, 9 marzo 1943; L. Borgese, in Corriere della Sera 10 aprile 1949 e 11 dicembre 1952; V. Nebbia, in Illustrazione Italiana gennaio 1945; O. Vergani, 13 gennaio 1952; G. Marussig, Catalogo personale, Bottega delle Arti, Brescia, aprile 1955; L. Servolini, Dizionario illustrato incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, 1955; Catalogo personale al Centro artistico San Babila, Milano, febbraio 1956; Rassegna di disegni e di pittura di artisti di oggi: Bertucci, a cura del laboratorio Sieroterapico Milanese, Milano, 1956; P. Bianchi, Tradizione italiana ed eleganza francese nell’arte di Giacomo Bertucci, Milano, 1960; Grazia 22 maggio 1966; Pittura e scultura degli anni Sessanta, Milano, 1967; A.M. Comanducci, Dizionario dei pittori, 1970, 288-289; Gazzetta di Parma 19 agosto 1982, 12.

 

IL “TONDO DEL BOTTICELLI”. DALLA FORTEZZA DI BARDI AL MUSEO CIVICO DI PIACENZA. VALCENOLANDI

Madonna adorante il Bambino con San Giovannino
Alessandro Filipepi, detto il Botticelli
1475-80 ca.
Provenienza: Castello Landi di Bardi

Il dipinto proviene dal castello Landi di Bardi, citato in un documento della famiglia già nel 1642; nel 1860 il castello cambiò proprietà diventando demanio del Regno d’Italia, che lo donò infine al Comune di Piacenza.
Sono rappresentati la Madonna inginocchiata che adora il Bambino, adagiato su un lembo di mantello della madre, appoggiato su un cuscino di rose recise; alla sinistra sta San Giovannino. Due cespugli di rose fungono da quinte e si aprono verso un paesaggio mutuato dalla lezione leonardesca.
Una finta cornice rettilinea in legno riporta la scritta dorata: “QUIA RESPESIT HUMILITATE ANCILE SUE”, tratta dal Canto del Magnificat, derivante dal Vangelo di Luca (1, 46-55).
Il soggetto è costruito secondo il testo apocrifo trecentesco di Giovanni De Cauli da San Gimignano in cui si narra di San Giovannino in atteggiamento adorante verso Gesù Bambino. Questo tema iconografico trovò fortuna proprio nel periodo di realizzazione del tondo qui in esame, grazie al maestro di Botticelli, Filippo Lippi, che lo usò per la prima volta intorno agli anni ’50 del Quattrocento.
Il gesto del Bambino rimanda all’episodio della circoncisione.
L’autografia del dipinto non è mai stata messa in dubbio, anche per l’affinità stilistica con altre opere del Botticelli, quali la Madonna del Magnificat degli Uffizi (1481-83) e la Madonna del libro della collezione del Museo Poldi Pezzoli (1483-85); qualche dubbio sulla figura del San Giovannino invece sorge e forse è da ritenere opera della bottega.
La splendida cornice intagliata e dorata è originale; reca tracce di policromia che fanno supporre che le foglie della parte centrale fossero originariamente colorate con lacca verde. Le foglie, le spighe di grano, i fiori e i nastri alludono allegoricamente alla fecondità, vitalità e salvezza, in linea quindi con il messaggio del dipinto.

PER SAPERNE DI PIU’:  Nuove acquisizioni documentarie e critiche sul tondo Botticelli del Museo civico di Piacenza – Pronti, Stefano –  1988.                     Biblioteca Comunale di Bardi – Biblioteca di Busseto.