Il dramma della Seconda guerra mondiale nelle storie meno note. Corriere della Sera 11 Giugno 2020. Un’ottima recensione della prima puntata del docufilm “Lili Marlene” da parte del professor Aldo Grasso critico televisivo e giornalista.

Le immagini dell’affondamento del transatlantico inglese Arandora Star sono impressionanti. Quella nave era piena di italiani residenti in Inghilterra, imbarcati su ordine di Churchill, con l’accusa di essere delle spie fasciste. La nave, che avrebbe dovuto raggiungere un campo di internamento in Canada, fu affondata da un U-boat tedesco.Su un totale di circa 800 vittime, 470 erano italiani (il numero di vittime e sopravvissuti è approssimativo, anche perché non esisteva una lista precisa e completa degli internati). È il 2 luglio 1940. Il 1° giugno 1940, mentre le truppe hitleriane stanno travolgendo Parigi, sei grandi navi della Marina militare italiana lasciano la Libia, dirette verso l’adriatico settentrionale. A bordo non ci sono soldati, ma bambini, 13.000 bambini, tra i quattro e i dodici anni tutti figli di quei ventimila contadini che il regime ha convinto pochi mesi prima a mettere radici sulla «quarta sponda» d’italia. I genitori li salutano dalla banchina del porto. I bambini sono invitati a passare un mese di vacanza di sole e mare nelle colonie estive dell’adriatico: Cattolica, Igea Marina, Cesenatico. Molti di loro non rivedranno mai più i genitori. «Lili Marlene – 1940/1945: le mille guerre degli italiani» è un documentario di Pietro Suber, con la collaborazione di Amedeo Osti Guerrazzi, storico del fascismo e Donatella Scuderi (Focus, mercoledì e giovedì, ore 21.15). Nelle immagini cui abbiamo accennato, e in molte altre, rivivono storie poco conosciute, eventi drammatici, testimonianze toccanti che ci aiutano a capire il dramma enorme della Seconda guerra mondiale: le ragioni dei vincitori e dei vinti, la tragedia, per tanti versi rimossa, della guerra civile, le storie di tradimenti e di eroismi. «Lili Marlene» è una canzone che non gode di buona fama, ma qui è una sorta di basso continuo che impedisce ogni retorica, ogni ideologismo. Costringe a coltivare la memoria.

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ALDO GRASSO

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