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Bardi. L’inaugurazione di via Pietro Cella nei servizi giornalistici e un ritratto del capitano degli alpini

GAZZETTA DI PARMA. 09.12.2023. LISA OCCHI

Bardi 8 dicembre 2023. Inaugurazione Via Pietro Cella
Discorso di Giuseppe Conti** – Direttore del Centro Studi Valceno.

** (La famiglia Conti, dal 1865, vive, da 5 generazioni, in via Maestra/Cella)

Pietro Cella nacque a Bardi il 9 Marzo 1851. Da un censimento dei primi anni ’50 del XIX secolo la sua famiglia era così composta:
CELLA Rocco – Vedovo nonno – Falegname CELLA Giuseppe – Caporale padre ADDOLI Giuseppa -madre Cucitrice – CELLA Maria CELLA Antonio CELLA Carlo CELLA Pietro Giuseppe
ll piccolo Pietro fu battezzato il 19 marzo 1851 nella Chiesa parrocchiale, (Arciprete era Don Giovachino Cella); i suoi padrini furono Giovanni Fulgoni e Giuseppa Gatti. L’abitazione era in Strada S. Francesco..”
Durante l’anno 1851 il territorio bardigiano era ancora parte integrante del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, Provincia di Valditaro. Il Duca regnante era Carlo III di Borbone. La popolazione contava 7.224 abitanti, (Boccolo, Pione, Santa Giustina costituivano un comune autonomo con altre zone del piacentino); in paese si tenevano tre fiere annuali, una il primo mercoledì di Luglio, una il 24/25/26 Agosto, la terza il 29/30 Settembre ed anche tre mercati settimanali il lunedì, il giovedì ed il sabato. “…Bardi ebbe dal nuovo Duca una distinzione memorabile, poiché essendogli nel febbraio 1851 nato un figlio maschio (Enrico), gli impose il nome di Conte di Bardi, come venne pubblicato in quella circostanza. La pubblica Amministrazione era retta dal Podestà Carpanini Francesco, (a fine anno sostituito da Gaspare Guglielmani), coadiuvato dal Consiglio degli Anziani.

Il Capitano Pietro Cella, del Battaglione Alpini d’Africa fu ammesso nel collegio militare di Colorno dall’età di otto anni, ma venne rimandato alla famiglia quando compiva gli anni quindici, perchè ritenuto fisicamente non atto al servizio militare; egli persistette nella sua vocazione e divenne allievo del Collegio Militare di Racconigi, poi si arruolò il 20 febbraio 1872, semplice soldato volontario a Palermo. Intelligente, buono ma di carattere chiuso, di tenacissima volontà, sale passo passo tutta la gerarchia di truppa, per essere ammesso col grado di furiere alla Scuola Militare, dalla quale esce il 31 luglio 1879 col grado di sottotenente, assegnato prima al 37° Reggimento Fanteria; poi al 6° e quindi al 4° reggimento Alpini. Promosso Capitano nell’aprile del 1888 ritorna al 6° reggimento Alpini, a Verona, dove permane fino al 20 dicembre 1895, quando viene chiamato al comando della 1^ Compagnia del Battaglione Alpini d’Africa, ove si tiene pronto agli ordini del Maggiore Davide Menini, (promosso Tenente Colonnello al suo sbarco in Africa), per raggiungere l’Eritrea. Il Battaglione Alpini d’Africa, forte di 954 uomini, sbarca a Massaua il 29 dicembre del 1895 e si trasferisce in poche tappe sull’altipiano, entrando nel forte di Adigrat senza aver lasciato indietro un uomo. Si erano solo lagnati, questi alpini, a causa dell’affrettata costituzione del loro Battaglione Africano, di non possedere una buona fanfara…Gennaio e parte del febbraio vengono trascorsi nei pressi del forte Arimondi, nella conca tra Adigrat e Edagà-Hamus, poi il Battaglione si sposta verso Adua, dove verrà distrutto, scrivendo una drammatica pagina di storia . Nella tragica, sfortunata, gloriosa giornata del 1 marzo, il battaglione combattè a spizzico con le truppe della brigata Ellena, al comando della 3° e 4° quella di riserva, che verso le dieci e mezzo giungeva alle pendici del Monte Rajo. Richiesti rinforzi dal 3° Battaglione Indigeni (Galliano) vengon distaccate due Compagnie Alpine la 3° e la 4°; il Capitano Cella, della 4°, quale più elevato in grado, assume la direzione. Raggiunta la posizione designata sul colle Erarà, nel vano tra le brigate Arimondi e Dabormida, le due compagnie si trovano subito seriamente impegnate, ma tengono ben salda la posizione sotto l’incalzante furia nemica dalle schiere sempre rinnovatesi. La 4° Compagnia spintasi troppo avanti, viene fatta arretrare per costituire un nucleo di maggiore resistenza e di maggiore efficacia di fuoco. L’avversario non dà tregua: ma il Capitano Cella, calmo e serio come sempre, percorre tutta la linea e un pò con ben aggiustate scariche di fucileria, un po’ con brevissimi impetuosi assalti alla baionetta, tiene a bada il nemico per oltre un’ ora; malgrado le perdite assai gravi, la muraglia alpina non cede. Per due ore il Capitano Cella argina ancora la valanga nemica, sempre ín piedi, sempre il primo all’assalto. Gli scioani con manovra avvolgente serrano sotto e gli Alpini s’impegnano in un furioso corpo a corpo. Delle due compagnie affidate al Capitano Cella, non resta che un esiguo plotone di superstiti. Tutti gli ufficiali son morti o feriti. Solo Cella per un miracolo é ancora illeso, pallido, ansante, tiene sempre testa all’avversario, incitando i pochi superstiti con la voce e l’esempio. Ma giunge l’ordine di ripiegare sulle posizioni di partenza; Cella si muove esclamando “Dunque le sorti della battaglia non sono migliori altrove, se pure non sono peggiori ” Il ripiegamento avviene cauto e lento sotto la pressione nemica; frequenti sono le mischie che si accendono tra la retroguardia e l’avversario. In una violenta ripresa di fuoco, mentre il Capitano Cella, sempre l’ultimo ora tra un pugno di eroi, spara e fa sparare le ultime munizioni,viene colpito da una palla e cade di fronte al nemico, coll’arma in pugno.
Il primo alpino decorato di medaglia al valor militare. Anche il Comandante del Battaglione, Davide Menini, era caduto da eroe.
Il nome del Capitano Cella rimase scolpito nei fasti gloriosi del Corpo degli Alpini.

MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D’ORO
“Comandante delle Compagnie Alpine 3° e 4° distaccate sulla sinistra dell’occupazione al Monte Rajo, le tenne salde in posizione contro soverchianti forze avversarie, finchè furono pressocchè distrutte e, combattendo valorosamente, lasciò la vita sul campo prima di cedere di fronte all’irrompente nemico.- Adua (Eritrea), 1 marzo 1896.”
L’atto di Morte fu trascritto nel registro di Stato Civile del Comune di Bardi nell’anno 1901 al n. 9/ part. II. Addì 16 Aprile.
E’ giusto e doveroso ricordare che ad Adua oltre al Cella perirono altri due giovani concittadini: Resteghini Lazzaro soldato del 77° Reggimento di fanteria nato a Monastero di Gravago il 5 Luglio 1873 da Giuseppe e Berzolla Giovanna, agricoltori, e Rabajotti Francesco caporale del 40° Reggimento fanteria nato in Loc. Gazzi di Grezzo da Bartolomeo e Rabajotti Francesca, agricoltori, il 27-6-1874.

CRONOLOGIA AVVENIMENTI DOPO LA MORTE
A Bardi il 26 Ottobre 1896 si tennero i solenni funerali alla presenza di varie autorità coordinate dal sindaco Veri Carlo, come riportato dal quotidiano La Libertà il 28 Ottobre 1896.
Nell’anno 1899, sul periodico “Strenna Piacentina” il famoso poeta Bolla dedicò una lunga ode al Cella
Anno 1901. Inaugurazione Lapide. Durante il Consiglio Comunale del 12/5/1901″ .. II Sindaco (Giacomo Lusardi), espone che si sta erigendo una lapide commemorativa ai nostri concittadini Capitano Cella Pietro, e ai militari Rabajotti Francesco e Resteghini Lazzaro. La lapide commemorativa in ricordo dei tre caduti, preparata dalla ditta Monti di Piacenza, tuttora in buono stato di conservazione, è sistemata “sotto i portici” del palazzo comunale di Via P. Cella.
L’oggetto N.3 dibattuto dal Consiglio Comunale del 31/10/1916 (Sindaco Bracchi Angelo),riguarda l’intestazione di una Via del paese al decorato bardigiano.”… Su proposta del Consigliere Castelli Angelo ed in considerazione degli alti meriti del Capitano P. Cella: ”Unanime Delibera di intitolare al nome di Pietro Cella l’attuale Via Maestra di Bardi. (Anche Piacenza e Parma dedicarono, negli anni, una via, così come le scuole elementari del nostro capoluogo).
1935 Il Corriere Emiliano/GdP del 2 Aprile informa che: “ Domenica scorsa il comando degli Alpini del Battaglione Parma si è recato qui per accordarsi col nostro Podestà cav. Mazzadi circa la solenne cerimonia che si terrà il 19 maggio per la costituzione del Gruppo Alpino di Bardi che verrà intitolata all’eroica memoria del nostro grande concittadino, il Capitano degli alpini Pietro Cella, prima medaglia d’oro degli Alpini d’Italia. Alla suggestiva cerimonia è assicurato l’intervento dei gruppi alpini di Parma, Varano Melegari, Fornovo Taro, Berceto, Salsomaggiore, Pellegrino, Fidenza, Basilicanova, Langhirano ecc. In complesso affluiranno a Bardi circa mille alpini della Provincia di Parma, insieme alle rappresentanze delle sezioni di Piacenza, Reggio E., Modena, Cremona, Bologna.
1974 Festa provinciale degli Alpini con grande partecipazione di alpini e pubblico.
1992, il 18 Ottobre, grazie all’interessamento dell’Associazione “Famiglia Bardigiana”, la famiglia del Sig. Pino Moruzzi di Fiorenzuola ha donato alla Amministrazione Comunale di Bardi,(Sindaco Tambini Pietro), la sciabola di Pietro Cella che ora fa bella mostra di se in un’urna di cristallo conservata in sala consigliare
1993, sempre nell’ambito dell’ANA, si costituì il gruppo di Protezione Civile
Anno 1996 26-27-28 Luglio – Bardi. 49^ Adunata Sezionale Centenario 1^ Medaglia d’oro al V.M. Alpina
Anno 2007 – 8 settembre. Schio (Vicenza) – Inaugurazione del restauro e re intitolazione della caserma al capitano Pietro Cella
Anno 2023 – 8 dicembre. Inaugurazione ufficiale della riqualificazione della via

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