Un eroe Varsigiano. Il Capitano Alfredo Credali. Giovane Montagna 19.08.1916 – Dizionario Biografico dei Parmigiani. By R. Lasagni (r)

CREDALI ALFREDO Varsi 1889-Monte Mosciagh 22 luglio 1916. Figlio di Giovanni. Frequentò il Collegio Maria Luigia di Parma. Compiuti poi gli studi militari all’Accademia di Modena, entrò giovanissimo nelle file dell’esercito. Volontariamente, quale ufficiale del 26° Reggimento Fanteria di stanza a Piacenza, partecipò all’impresa libica e rimase fin dall’inizio delle ostilità per un intero anno nell’aspro settore di Derna. Ivi compì audaci ricognizioni e alla battaglia del 3 marzo 1912 e a quella di Karser Leben del settembre seppe distinguersi per il suo coraggio. Fu allora decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Per l’energia ed il coraggio spiegati nel servizio di ricognizione e di trasmissione di ordini in terreno insidioso e per aver contribuito a ricuperare dei muli abbandonati sulla sinistra di Bu Msafer (Bu Msafer, 9 e 10 ottobre 1912). Terminata la campagna libica, ove ebbe a guadagnarsi anche un encomio solenne, rimpatriò col grado di tenente. Recatosi all’Asmara nel gennaio del 1914, vi rimase fino alla primavera del 1915, finché il suo battaglione di ascari dovette sbarcare in Libia, onde reprimere la ribellione in atto. Quale premio della sua attività, il comandante del 4° Battaglione Indigeni Eritrei gli inviò, a mezzo del padre, la medaglia d’oro ricordo. Nel giugno del 1915 si trovava ancora in Tripolitania e, nel settembre, lo raggiunse il grado di capitano. Le notizie che mano mano gli pervenivano sulla guerra che l’Italia stava sostenendo contro l’Austria, lo invogliarono a prendervi parte. Inviato, a sua domanda, al fronte nel 112° Reggimento Fanteria, fu per vari mesi, dall’ottobre 1915 al giugno 1916, sul Carso, poi nel Trentino, sull’Altipiano di Asiago, ove in luglio, dopo varie azioni, fu ucciso, meritandosi la medaglia d’argento al valore alla memoria, con la seguente motivazione: Con grande energia, perizia e valore conduceva la propria compagnia all’attacco di una forte posizione nemica. Arrestato da insormontabili difficoltà di terreno presso il reticolato, si manteneva una intera notte in quella rischiosa posizione, aspettando il concorso di reparti larerali. Assunto in seguito il comando interinale di un battaglione, mentre con attività instancabile e sprezzo del pericolo dirigeva i lavori di rafforzamento cadeva ucciso. Fu sepolto nel cimitero di Foza. (FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dell’impero, 1937; Decorati al valore, 1964, 131; A. Credali, in Gazzetta di Parma 4 novembre 1966, 3.) Lasagni R. – Dizionario biografico dei Parmigiani. 

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