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Gli scaldini di Parigi nel testo storico-biografico di Marguerite Fulgoni Cavanna

INTRODUZIONE DELL’AUTRICE MARGUERITE FULGONI CAVANNA

Si tratta qui di raccontare due storie alla volta: quella dei miei genitori e, attraverso di essa, quella della comunità italiana di cui facevano parte e che ha esercitato dagli anni 30 ai giorni nostri, a Parigi, una professione molto speciale. Quando fece costruire i belli edifici di Parigi, il barone Haussmann aveva pensato a tutto, e ovviamente anche al modo di scaldare questi appartamenti. Una sala caldaia condivisa si trovava nello scantinato e le caldaie a carbone diffondevano l’aria calda in tutti gli appartamenti. In genere, l’aria arrivava direttamente dai condotti installati nel pavimento o nei muri. In quei casi, si trattava di caldaie ad aria calda. A Parigi ce ne sono ancora, ma pochissime. Detto questo, serviva pure che qualcuno si occupasse di mettere il carbone nelle caldaie per far funzionare l’ingegnoso sistema. Bisognava spalare il carbone dal deposito affianco e riempire la caldaia. Bisognava anche tirar fuori le ceneri dopo la combustione e portare su i secchi pesantissimi dallo scantinato al marciapiede per gli spazzini. Tutto ciò implicava di arrivare alla sala caldaia dell’edificio molto presto, all’alba, affinché i residenti avessero acqua calda e calore al risveglio. In-fine, bisognava tornare il pomeriggio per garantire un servizio praticamente ventiquattrore su ventiquattro, soprattutto nei mesi invernali. In quell’epoca, il Comune di Parigi stabiliva il periodo di riscaldamento che iniziava il 15 ottobre e finiva il 15 aprile, giorno in cui si spegneva tutto. Tra il 1930 e il 1935, nelle fattorie dell’appennino emiliano, nel Nord Italia. tra Parma e Piacenza, la vita era molto dura. I contadini e le loro famiglie numerose possedevano poche terre coltivabili Spesso avevano solo due o tre mucche per il latte e il formaggio, un maiale e solo di rado un cavallo e un paio di buoi per il trasporto del foraggio o delle fascine di grano al mulino per trasformarlo in farina per il pane. Era di fatto quasi impossibile provvedere alle necessità della famiglia. L’idea di emigrare emerse dunque piano piano. Alcuni uomini, rari ma più temerari, partirono per l’America rispondendo all’invito di qualche parente che era già là. Allora, era possibile emigrare negli Stati Uniti solo se un parente vi scriveva una lettera firmata dinnanzi a un ufficiale, e mediante la quale s’impegnava ad accogliervi, ad ospitarvi e nella quale garantisse soprattutto il vostro senso morale e il vostro rispetto della Costituzione americana. Altri due o tre uomini della comunità avevano deciso invece di tentare il viaggio verso la Francia, meno sconosciuta e meno lontana. Fu allora più facile per gli altri prendere la decisione di andarci. Erano tutti di Boccolo. di Groppallo, di Morfasso… e a loro spettò il compito di scaldare i bei edifici del barone Haussmann.

PARTE PRIMA – Paul e Angele.                                                                                                                                                         Domenico. II giovane Paolino all’hotel de Passy. Paolo e Angelina. La vita vera. Gli anni della portineri.a La piccola al Cours Porcher. Angele alla prefettura. L’incidente. Cherche-Midi. La naturalizzazione

PARTE SECONDA – La vita degli scaldini
II dodicesimo arrondissement. Boulogne. La stazione Gare de Lyon. I quattro fratelli. II “Pere la Pipe”. Dalla risaia del Po ai giardini di La Muette. I genitori anziani. Il Mont Blanc. II bougnat. Il denaro degli scaldini. La Puscion. La sala caldaie del Signore. Le vacanze del signor Mario.

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