IL RACCONTO DELLA DOMENICA. “SUL BEL DANUBIO BLU”. RICORDI DI VALENTINA SELENE MEDICI

Sabato sera. Luisa e il marito Mario, hanno appena terminato la cena a base di, passato di verdura con pane tostato, patate al cartoccio, condite con olio e sale e del budino alla fragola. Lui si alza e si siede sul divano, accendendo il televisore. Lei si affretta a mettere in ordine la cucina. Per fortuna da qualche anno c’è la lavastoviglie a darle una mano, per fare più in fretta e faticare meno dato che gli anni non ne vogliono sapere di fermarsi. Si guarda attorno. tutto a posto come le aveva insegnato la madre, fin da piccola e a lei sembra di sentirne ancora la voce.”Non lasciare mai la cucina in disordine, neppure un cucchiaino nel lavandino e non lasciare mai al domani, quello che puoi fare oggi”. Spegne la luce, inutile tenerla accesa quando non serve e si siede accanto al marito. Questa sera in televisione trasmettono quel programma dove persone famose, si sfidano in gare di ballo. Come sono belle le donne! e che vestiti eleganti. Certo molto diversi da quelli indossati da lei, quando da giovane andava a ballare. Allora non si poteva certamente andare con quelle scollature, che però mettono in risalto le spalle, E quei tacchi vertiginosi, non esistevano neppure. S’incanta a guardare le coppie che volteggiano e il pensiero se ne va indietro fino a quell’estate di tanti anni fa. Per la fiera ci sarebbero state diverse sere di balera e non voleva certo mancare. Era andata a servizio a casa di alcune famiglie per comperare la stoffa per farsi la gonna adatta e l’aveva cucita da sola. La stoffa era azzurra e l’aveva tagliata a godé, come voleva la moda. Aveva comperato una camicetta bianca con lo jabò e delle scarpe con il tacco di 5 centimetri. Convinti i genitori, era uscita per quel ballo tanto atteso. Partita con un paio di zoccoli, la strada era sterrata e nascosti appena fuori dal paese, si era poi infilata le scarpe nuove. Nonostante avesse fatto le prove a casa, i primi passi erano stati un poco incerti ma ben presto aveva imparato a camminare in modo naturale.

Balli nell’aia (Serena Ranieri)

La musica era appena cominciata, un giovane sconosciuto, l’aveva invitata a ballare e e avevano fatto copia fissa per tutta la sera. Quando il tango prendeva il posto dei valzer e delle mazurche, il giovane accostava le labbra al suo orecchio e le sussurrava complimenti e inviti per la sera successiva. Aveva promesso ai genitori di tornare presto ma, come si faceva a staccarsi da una persona simile? Nessuno l’aveva mai fatta sentire così. Si è vero, c’era Mario che aveva tentato varie volte di parlarle ma non era certo affascinante come questo giovane di città. Terminata la musica era corsa felice a casa ma, aperta la porta, si era trovata di fronte i genitori ancora svegli , con i rimproveri pronti. Quando, cercando di giustificarsi, aveva raccontato del giovane, nella stanza si era udito l’urlo del padre. . “Allora niente più ballo, ora a letto, che domani c’è il fieno da portare a casa”. Era andata in camera piangendo ma in fondo, in fondo aveva la speranza che il padre cambiasse idea. Dopo tutto non l’aveva mai punita in precedenza, certo però lei non aveva mai disubbidito. Il mattino dopo, si era alzata molto presto e anche lavorando con grande impegno nei campi non aveva stanchezza perché pensava alle belle parole che il giovane le aveva detto la sera precedente ed era convinta, che il genitore non avrebbe mantenuto le minacce. Dopo cena però ebbe l’ordine di andare a letto immediatamente. In quel momento scattò dentro di lei la ribellione. “Va bene” mugugnò “vado solo a controllare, che le galline siano tutte nel pollaio. Lo sai che in questo periodo alla notte gira la faina.” Fatto questo, aveva appoggiato una scala sotto la finestra della sua camera ed era rientrata fingendo di andare a dormire, mostrando un‘aria desolata . I genitori l’avevano imitata. Solo allora si era vestita e scavalcato il davanzale della finestra, cercando di fare meno rumore possibile era scesa con le scarpe nuove in mano. era corsa poi verso il paese. Il ballo era già cominciato e giunta nel posto dove nascondeva gli zoccoli si era fermata per riprendere fiato. Da lì, poteva vedere, senza essere vista, le coppie, che già si erano formate. Ma una lama le era entrata nel cuore, quando aveva scorto il suo corteggiatore che stava ballando con un’altra ragazza. La fisarmonica stava suonando un tango, lei gli appoggiava la guancia sulla spalla, lui la stringeva e le parlava all’orecchio. Dunque era solo un bugiardo, lei c’era caduta e i suoi genitori avevano ragione. Si era rimessa gli zoccoli e piangendo se n’era ritornata a casa. La strada sembrava interminabile e la fatica del lavoro nei campi cominciava a farsi sentire. Finalmente giunta nel cortile, era andata decisa alla scala per risalire in camera attraverso la finestra ma non l’aveva trovata. No, non poteva essere vero, non era mai stato rubato nulla, non potevano averlo fatto proprio quella sera. Aveva guardato in tutto il cortile ma la scala era proprio scomparsa. Le lacrime ormai le avevano bagnato anche la camicetta. Si era seduta sui gradini davanti all’entrata, appoggiandosi alla porta. Questa si era aperta. Che fortuna! Si erano dimenticati di chiuderla. Alzatasi e con le scarpe in mano per non fare rumore, era entrata richiudendo l’uscio con ogni cautela. Non aveva ancora terminato l’azione, che la luce si era accesa e si era trovata davanti i genitori. A questo punto i singhiozzi erano diventati irrefrenabili. Certo. loro si aspettavano un rientro più tardivo e la disperazione, che alterava il viso della ragazza, li preoccupò non poco. Temendo fosse capitato qualche cosa di grave, la fecero sedere cercando di calmarla e invitandola a confidarsi. Le parole uscite tra un singhiozzo e l’altro, li tranquillizzò. Spiegarono, che capivano la prima delusione d’amore ma, anche se si auguravano che non ne avesse altre, era necessario mantenersi pronti perché, la vita ferisce sovente e senza preavviso. Per la scala, doveva stare tranquilla perché, l’avevano nascosta loro. per darle una lezione.

La sera dopo però, ci sarebbe stata l’ultima festa e aveva il permesso di andare ma usando giudizio . Fu così che , indossato ancora il suo abito, si era ritrovata di nuovo presso quella pista di legno. Appena giunta, Mario le era andato accanto e le aveva chiesto il primo ballo. Aveva accettato solo per la paura di restare senza cavaliere. Alle prime note erano andati al centro della pista e la musica aveva regalato la sua magia. Era il valzer, -Sul bel Danubio blu- il suo preferito. Non sapeva molto su questo fiume, se non che era lunghissimo, con acque che spesso avevano riflessi azzurri. Attraversava stupendi paesaggi con castelli, che si specchiavano, lasciando immaginare lussuosi saloni e principesse, che danzavano con il loro principe. ogni volta che lo ascoltava, sognava di essere su una barca e di percorrerlo in tutta la sua lunghezza. Aveva guardato Mario, lui le aveva sorriso stringendola un pochino in vita. Si era appoggiata al suo petto e all’improvviso aveva compreso, che con quell’uomo al fianco, avrebbe potuto percorrere tutti i fiumi del mondo. Luisa si scuote e torna alla realtà. La coppia in televisione ha terminato l’esibizione lasciando il posto ad una nuova copia. La donna ha un abito azzurro con la gonna larga. E’ vero, ha spalline sottilissime ed è tempestato di brillantini, però è azzurro. L’orchestra comincia a suonare, -Sul bel Danubio blu-. Luisa si alza, spinge in un angolo il tavolino del salotto, si toglie le ciabatte, prende per mano Mario e la musica, riporta la magia di un’estate lontana.

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