Anno 1971. Bardi. Cinque anni di confino a un boss della droga


Mancuso, di 60 anni, di Alcamo, la cittadina che è fra i maggiori centri vinicoli del Trapanese. Il Mancuso è noto all’Fbi e in particolare alle polizie italiana e francese, essendo stato più volte Implicato in traffici di stupefacenti; Era stato arrestato il 20 giugno scòrso ad Alcamo da agenti di pubblica sicurezza, in esecuzione di un’ordinanza di custodia precauzionale emessa dallo stesso tribunale su proposta del questore di Trapani, dottor Tommaso Basile. Nei prossimi cinque anni dovrà risiedere nel comune di Bardi (Parma). La sua comparsa nel traffico degli stupefacenti, secondo quanto affermano gli investigatori, cominciò prima della seconda guerra mondiale, quando egli si trasferì in Francia e da qui (clandestinamente non disponendo del regolare visto) raggiunse gli Stati Uniti. In America subì una condanna a dieci anni di reclusione, scontata la quale venne espulso come indesiderabile perché, secondo le contestazioni mosse a suo carico, affiliato ad una delle « famiglie » di « Cosa nostra ». Tornato in Sicilia quando era appena cessato il conflitto mondiale, stando sempre alla documentazione raccolta contro di lui dalla polizia, non tardò a riallacciare i rapporti con la mafia, non soltanto in Sicilia, ma con alcuni gruppi residenti negli Stati Uniti e in Francia. Dal 1955 al 1963 sarebbe riuscito a introdurre con la complicità di altri presunti mafiosi all’incirca mezza tonnellata di eroina. Nel 1965, al tribunale di Roma, fu condannato a quattro anni di reclusione e al pagamento di una grossa multa per contrabbando di stupefacenti. La polizia asserisce che Serafino Mancuso ebbe anche contatti con Lueky Luciano, avendo fatto parte della sua «famiglia».