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La Consulta degli Emiliano-romagnoli nel mondo festeggia quest’anno 50 anni di attività: una storia collettiva fatta di persone, legami e visioni che ha attraversato il tempo e i confini. “Abbiamo circa 80 associazioni di Emiliano-Romagnoli in tutti i continenti, tantissimi progetti che finanziamo ogni anno. Abbiamo tanto entusiasmo e oggi i consultori ce lo stanno dimostrando”, ha affermato a 9colonne Matteo Daffadà, Presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, a margine di un convegno a Bologna lo scorso febbraio. Gli emiliano-romagnoli nel mondo sono gli “ambasciatori” della Regione all’estero e la Consulta è al lavoro da 50 anni per valorizzarne l’identità.
LE INTERVISTE
Alessia Costa, del Centro Studi Val Ceno “Cardinale Antonio Samorè” (PR), nella Consulta come rappresentante tra quelli indicati dalle associazioni di promozione sociale e dalle organizzazioni di volontariato che abbiano una sede permanente nel territorio regionale e che operino da almeno tre anni nel settore dell’emigrazione.
“Il cinquantesimo anniversario della Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo rappresenta un traguardo molto significativo, perché racconta mezzo secolo di relazioni, memoria e comunità. In questi cinquant’anni – racconta Alessia Costa – la Consulta ha svolto un ruolo fondamentale nel mantenere vivo il legame tra l’Emilia-Romagna e le comunità emigrate, trasformando l’esperienza migratoria in una rete di relazioni culturali, sociali ed economiche. Per me questa ricorrenza ha anche un significato personale e territoriale. Sono consigliera comunale di Bardi, un paese dell’Appennino parmense che ha conosciuto una forte storia di emigrazione: molte famiglie del nostro territorio hanno parenti e radici in diversi paesi del mondo. Credo che il valore più importante espresso dalla Consulta sia proprio quello di aver costruito e mantenuto nel tempo questo ponte tra territori e comunità, valorizzando le radici ma anche aprendo nuove opportunità di collaborazione tra chi vive in Emilia-Romagna e chi vive all’estero”.
COINVOLGERE I GIOVANI – Secondo Alessia Costa “oggi le comunità emiliano-romagnole nel mondo stanno vivendo una fase di cambiamento. Accanto alle generazioni storiche dell’emigrazione esistono nuove mobilità, spesso dinamiche e plurali: questo significa che cambiano anche i bisogni e le aspettative. Una delle sfide principali riguarda proprio il coinvolgimento delle nuove generazioni nelle associazioni emiliano-romagnole, anche nell’ottica di creare opportunità nuove di scambio, formazione e collaborazione con l’Emilia-Romagna. Credo che la Consulta possa continuare a sostenerle proprio favorendo l’ingresso dei giovani, incoraggiando progetti innovativi e creando occasioni di incontro tra le diverse generazioni, diventando un laboratorio di iniziative nuove, capaci di intercettare le trasformazioni della mobilità contemporanea”.
IL RUOLO DELLE COMUNITA’ ALL’ESTERO – Nel suo ambito di lavoro, Costa si occupa anche di promozione del territorio e di turismo, oltre che di attività culturali legate alla storia e alla memoria della Valle del Ceno. “In questo senso credo che gli emiliano-romagnoli nel mondo possano rappresentare una risorsa straordinaria. Le comunità all’estero sono spesso le prime ambasciatrici dei nostri territori, delle nostre tradizioni e della nostra cultura. Favorire scambi culturali, percorsi di ritorno alle radici, collaborazioni tra associazioni, istituzioni locali e giovani professionisti può creare nuove opportunità sia per i territori dell’Emilia-Romagna sia per le comunità all’estero. Il mio auspicio è che sempre più giovani possano partecipare a queste reti, portando nuove competenze e nuovi progetti, così che il legame con l’Emilia-Romagna continui a rinnovarsi nel tempo”, conclude Costa.