Il reclutamento dell’Esercito nel Ducato di Parma e Piacenza. I contingenti di Bardi, Boccolo Tassi e Varsi. Di Marco Sidoli
Reclutamento: Pochi e Scelti
L’organico dell’esercito ducale si basava su una combinazione di coscritti e volontari, con l’arruolamento obbligatorio destinato alla fascia d’età compresa tra i 18 e i 40 anni. L’obbligo, in particolare, riguardava i sudditi tra i 18 e i 25 anni, selezionati mediante estrazione a sorte con un criterio selettivo: un prescelto ogni 200.Questa bassa percentuale di leva era dovuta al fatto che l’arruolamento volontario e il prolungamento della ferma assorbivano già un gran numero di aspiranti, riducendo al minimo la necessità di ricorrere alla sorte.
Esistevano importanti cause di esenzione che alleggerivano il peso sulle famiglie: i figli unici, gli ammogliati con famiglia a carico, e coloro che avevano già fratelli in servizio.
Una volta arruolati, la durata della ferma era impegnativa: 10 anni in totale, suddivisi in 5 anni di servizio attivo e 5 in congedo illimitato (nella riserva). Per i corpi più specializzati come la Cavalleria, il Genio, l’Artiglieria e la Gendarmeria, la ferma era interamente in servizio attivo e durava 8 anni.
La Vita in Caserma: Paghe e Rancio
Le retribuzioni, espresse in Lire Parmensi del 1850 , mostravano un chiaro sistema gerarchico:
Grado |
Paga Mensile (Lire Parmensi) |
Colonnello |
800 |
Tenente Colonnello |
700 |
Maggiore |
550 |
Capitano |
380 |
Tenente |
290 |
Il vitto era un aspetto fondamentale della quotidianità militare. Il pasto principale veniva distribuito una volta al giorno, alle 9:30 del mattino, ed era noto per essere di buona qualità e generoso nelle razioni: sempre pasta in brodo e al sugo di carne, con la carne (240 grammi) sostituita dal baccalà il venerdì. Il pane (650 grammi al giorno) veniva distribuito ogni due giorni.
Il consumo avveniva in camerata, seduti a tavoli da quattro posti. Un dettaglio curioso: per il pasto serale, i soldati di truppa dovevano provvedere in proprio. Ufficiali e Sottufficiali, invece, consumavano il loro pasto unico in mense dedicate, con un menù decisamente più vario; l’eventuale cena serale era a pagamento.
Igiene e Manutenzione Personale
L’attenzione all’igiene era sorprendente, con continue ispezioni e controlli. Ogni giovedì era dedicato al controllo del taglio dei capelli, della pulizia del collo, delle orecchie e, importantissimo, dei piedi, ispezioni che venivano ripetute anche durante le marce.
Il cambio della biancheria personale avveniva ogni settimana. Inoltre, nei mesi estivi, erano obbligatori i “bagni di pulizia” che, per i più restii, potevano limitarsi al lavaggio degli arti inferiori. Annualmente, poi, tutti i militari erano sottoposti a visite sanitarie generali.
Armamenti: Dalle Lame alle Bocche da Fuoco
L’approvvigionamento bellico del Ducato era in gran parte autonomo: le armi erano prodotte quasi esclusivamente dalle piccole industrie locali, utilizzando materie prime importate soprattutto dall’Isola d’Elba e, in misura minore, da Pontremoli.
Armi Bianche
Le armi bianche furono aggiornate a partire dal 1847. I Generali usavano spade di pregevole fattura, le truppe a cavallo adottarono sciabole a lama dritta di derivazione francese (ad eccezione degli Ussari Reale guardia del corpo che mantennero il modello 1796 inglese), e i reparti appiedati erano equipaggiati con il tradizionale briquet a lama larga. Particolari le daghe dei Guastatori con l’impugnatura a testa di leone e lama a sega.
Armi da Fuoco
Tra la metà degli anni ’40 e il decennio successivo, l’esercito passò dai vecchi sistemi a pietra focaia a quelli a luminello con capsule a fulminante. Fu introdotta la rigatura delle canne, migliorando gittata e precisione, anche se alcuni corpi, come la Cavalleria, mantennero i moschetti a pietra focaia per un certo periodo. A partire circa dal 1840, il fucile da fanteria Modello 1838 austriaco (noto anche come M. 1838 o Augustin rifle dal suo progettista)
Artiglieria: La Difesa delle Fortezze
La storia dell’Artiglieria Ducale è un racconto di ricostruzione e costante, seppur lenta, modernizzazione.
Al momento della sua ricostituzione nel 1814, l’Artiglieria da Campagna era inesistente. L’Artiglieria da Fortezza contava solo 2 pezzi da 4 libbre a difesa della Cittadella di Parma e alcuni pezzi, precedentemente asportati dai francesi, che vennero recuperati al Forte di Compiano e trasferiti al Forte di Bardi.
Nei primi anni ’40, la situazione era:
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Parma: 6 pezzi di artiglieria.
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Forte di Bardi: un presidio significativo con 5 cannoni, 2 obici e ben 57 spingarde per la difesa ravvicinata.
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Forte di Compiano: 3 piccoli mortai.





