Pellegrino Gabbi ultimo comandante del Forte di Bardi

Quintavalla G. – L’Ultimo Comandante il Forte di Bardi, in Valceno, Marzo 1969.

Fra i numerosi comandanti la guarnigione del forte di Bardi, oltre i capitani Calamini e Zanoli, merita di essere ricordato il maggiore Pellegrino Gabbi, il quale, per i nove anni che ricoprì tale incarico, agì sempre da vero gentiluomo e alla sua partenza lasciò fra la popolazione un vivo rimpianto. Il Gabbi nacque a Parma il 14 luglio 1821 da Bartolomeo e da Cugini Rosa. Nel 1839 a soli 18 anni si arruolò nelle Divisione di Linea della Scuola Militare del Ducato che aveva la sua sede a Badia di Torrechiara. Dotato di notevoli qualità militari e di una ferrea volontà la sua carriera, pur essendo venuto dalla gavetta, fu abbastanza celere. Fu promosso sergente nel 1842, sottotenente nel 1845, tenente nel 1849, capitano di 2^ classe nel 1850, capitano di 1^ classe nel 1852. Con sua sorpresa fu nominato comandante del forte di Bardi per determinazione sovrana il 16 dicembre 1856. La nomina a comandante della fortezza di Bardi, ambitissima da tutti gli ufficiali del suo grado, fu bene accetta dal capitano Gabbi il quale, scortato da un numeroso drappello, il 18 ottobre, a cavallo, passando per Fornovo, Varano, Vianino e Varsi, nel tardo pomeriggio, raggiunse Bardi. Uomo di notevole prestanza fisica, buon conversatore, amabilissimo con tutti, in pochi mesi seppe accattivarsi la simpatia e la stima non solo dei suoi sottoposti e delle Autorità del paese, ma di tutta la popolazione della giurisdizione di Bardi. Preso possesso del castello, la sua prima preoccupazione fu quella di dare una più adeguata e confortevole sistemazione ai suoi soldati. In breve tempo vi riuscì, con piena soddisfazione di tutti i suoi subalterni. In ogni occasione collaborò attivamente con le Autorità costituite ed in particolare con i Sindaci in carica: Giacomo Rossi, Giovanni Rossi, Marco Bertucci. Il Capitano Gabbi, pur avendo servito con fedeltà la duchessa Maria Luigia, Carlo II, Carlo III di Borbone e la reggente duchessa Luisa Maria, era di idee liberali e moderne e teneva in gran conto tutti i patrioti che si battevano per unire gli Stati Parmensi al Piemonte. Un episodio, fra i tanti, che fece molto onore al dinamico capitano e ai giovani di Bardi, si svolse nella fortezza nella primavera del 1858. Nei primi mesi dell’anno, densi di avvenimenti e di speranze per i patrioti, il sergente Giovanni Bianchi disertava dalle truppe parmensi per unirsi a quelle piemontesi, ma purtroppo era arrestato lungo il viaggio e rinchiuso nel forte di Bardi per essere processato e sicuramente fucilato. La gioventù del paese consapevole della misera sorte che sarebbe toccata al prigioniero, con il tacito consenso del capitano Gabbi ne organizzava la fuga e nottetempo lo conduceva in salvo al confine genovese. Il Bianchi raggiunse Torino, si arruolò nell’esercito piemontese e nella sanguinosa battaglia di San Martino combatté da eroe guadagnandosi le spalline da tenente. Questo bravo giovane non dimenticò i suoi salvatori e in varie occasioni scrisse loro bellissime lettere degne di un nobile animo. Dopo l’armistizio di Villafranca (11 luglio 1859) la guarnigione del castello di Bardi fu rinforzata con truppe piemontesi e il capitano Gabbi, per il suo ottimo trascorso di patriota, fu riconfermato comandante del forte dal Governo Nazionale delle Provincie Parmensi. Anche il principe Eugenio di Savoia volle premiare questo suo fedele ufficiale e con decreto del 14 ottobre 1860 lo promosse maggiore. Il re Vittorio Emanuele II° con suo decreto del 31 dicembre 1864 lo nominò Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. In entrambi i suddetti decreti era riconfermato comandante del forte di Bardi. Con l’unità d’Italia però i tempi mutavano e la sorte della fortezza d Bardi ormai era inesorabilmente segnata; infatti, nell’estate del 1862, per ordine dello Stato Maggiore dell’Esercito piemontese i bellissimi cannoni del principe Claudio Landi, vanto ed orgoglio del presidio della rocca, venivano trasferiti sugli spalti dei forti di Ancona per la difesa della città minacciata. Tutto ciò non bastasse, nell’agosto del 1865 Bardi fu cancellata dal novero delle fortezze e il castello venne dichiarato prigione militare, finchè, sul finire del 1868 il forte venne definitivamente chiuso e consegnato al demanio. Il maggiore Gabbi non assistette all’abbandono e alla decadenza degli ultimi tre anni del forte, perché nel dicembre 1865 unitamente alla sua fedele guarnigione, con grande rammarico di tutta la popolazione, lasciò Bardi per non farvi più ritorno. Raggiunse la sede del suo reggimento a Parma, ove rimase in servizio attivo per altri quattro anni, finchè nell’aprile 1869 fu collocato in aspettativa per ragioni di salute. In seguito a sua domanda fu collocato in pensione nel luglio 1870 con un assegno annuo di L. 2.570. A Parma, sua città natale, visse serenamente gli ultimi anni della sua esistenza. Quando raccontava agli amici gli episodi salienti e rilevanti della sua lunga vita militare, non dimenticava di rilevare con una punta di orgoglio, che lui era stato per ben nove anni comandante del forte di Bardi.

Quintavalla G. – L’Ultimo Comandante il Forte di Bardi, in Valceno, marzo 1969.

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