FOTOGRAFIE DI SUONATORI DI PIVA DELLA VAL CENO.

Fotografie di suonatori di piva della Val Ceno

di Marco Bellini, Enzo Gentilini, Bruno Grulli

ARTICOLO TRATTO DA: LA PIVA DAL CARNER N.16/17 GENNAIO – APRILE 2017.

Questa fotografia diffusa in internet da alcuni mesi; siamo entrati in contatto con chi l’ha lanciata ma purtroppo abbiamo preso atto che anch’ egli non sa chi sia questo suonatore. Già anticipata sulla PdC n. 15 del 2016 e sul sito www.amicidellapivadalcarner.it la foto permette di osservare la piva suonata ed i suoi particolari. Dai colloqui recenti avuti con abitanti di Massari, Filippi e Specchio si deduce che solo alcune ultranovantenni che vivono a Milano ed in una casa protetta del Parmense potrebbero dare informazioni determinanti sulla identità del suonatore ma non è ancora stato possibile intervistarle. Potremmo subito pensare che si tratti di Caneri di Filippi (n. 39 anagrafe PdC 7/2014) ma, essendo questo nato all’inizio dell’Ottocento, dovremmo datare la foto a prima del 1880. Potrebbe allora essere un altro della vicina Val Pessola (nn. 40-41 anagrafe), Giovanon o Yusfon dei Bagheto Baghetti, località in comune di Varsi. Pensiamo persino al mitico Torri Sante di Massari(n. 38 anagrafe). Daniele Bicego fa notare che la piva della foto rassomiglia in modo deciso alla piva Ferrari ed alla canna del canto Tommasoni raffigurate come nn. 9 e 10 nella PdC n. 74 del 2012. In particolare la chiusura del 7° foro sinistro appare sia nella foto in esame che nella citata piva n. 10. Tutto lascia intendere dunque che si tratti di un suonatore della Val Ceno dalla età indefinita compresa tra i 40 ed i 70 anni ritratto in uno studio fotografico della zona prima del 1940. La fotografia dovrebbe far parte di un fondo di altre foto tra le quali una, irreperibile, che raffigura un suonatore di piva che scende da una scalinata. Chi è il suonatore della fotografia qui pubblicata? Dalla osservazione della piva, dai colloqui con gli Uffici anagrafe e con alcuni abitanti della zona si possono fare varie ipotesi: che il suonatore sia quello classificato col n. 42 dell’anagrafe di cui a pag. 13 della PdC 7/2014 e cioé quello di Ca’ Tomma-soni che non c’entra coi Baghet (errore nostro) che accorpiamo ai nn. 40-41. Potrebbe invece essere uno dei Giovanelli di Maneia (nn. 33-34-35 anagrafe); come da recenti verifiche all’Ufficio anagrafe, apprendiamo che i Giovanelli abitarono a Ca’ Tommasoni e non a Maneia. Data la nota confusione che Lorenzo Ferrari fece durante l’intervista del 1981, ipotizziamo che sia la piva n. 9 che la canna n. 10 provengano dai Giovanelli di Ca’ Tommasoni che dista pochi chilometri da Ma-neia. Eliminiamo pertanto la posizione n. 42. Escludiamo invece i Giovanelli di Specchio avendo recuperato dai discendenti il 13 aprile scorso la foto di Antonio (n. 98 dell’anagrafe PdC 7/2014 dove è erroneamente riportato come di Maneia) e che è assai differente dal nostro suonatore che resta ignoto; collochiamo ANTONIO al n. 42 rimasto vuoto.

Tornando ai Giovanelli di Ca’ Tommasoni riscontriamo che gli estremi di GIUSEPPE sono 1926-1977 (molto vicino al “circa 1975” testimoniato da Ferrari) e che questo è figlio di GIOVANNI (1889-1969). Un GIOVANNI Giovanelli (m. circa 1940) ed un GIUSEPPE Giovanelli (circa 1850-1930) sono testimoniati anche da Ferrari. In questa famiglia di suonatori di piva si trasmisero lo strumento di padre in figlio quindi cedettero il tutto a Ferrari. Vogliamo fare una ipotesi che puà essere confutata in qualsiasi momento: il suonatore della foto è GIOVANNI GIOVANELLI (m.circa 1940) o GIUSEPPE GIOVANELLI (circa 1850-1930).

Correzione anagrafe PdC 7/2014

33-34-35) – Giovanelli Giuseppe(1850-1930); Giovanelli Giovanni(m.circa 1940); Giovanelli Giuseppe (1926-1977) tutti di Ca’ Tommasoni (Varano Melegari, Parma)

40-41) – uno dei Baghetti (Varsi) potrebbe essere Yusfon o Giovanon 42)(ex 98) – Antonio Giovanelli di Specchio (circa 1874-1959).

GOLASO (Varsi). I CASTELLI DELLA VALCENO

IL CASTELLO DI GOLASO (Varsi)

By Giuseppe Beppe Conti

Il luogo di Golaso era già abitato nel 879 d.c., ma precise notizie architettoniche e storiche sulla costruzione del castello sono inesistenti, (alcuni studiosi suppongono che risalga al ‘500/’600).

Il complesso fortificato copre circa 5000 mq., ed è costituito da una lunga facciata con tre torri; due solide torrette angolari tonde alla base e poligonali alla sommità, dove le feritoie sono più ampie rispetto a quelle ricavate nella parte cilindrica, ed una quadrata che sovrasta il portale d’accesso. Oltre alle già citate tre torri vanno ricordati i due cortili interni. Il primo cortile, di forma quadrata, è cinto da ovest da una costruzione che contiene la cappella, e ad est da un altro corpo di fabbrica in cui si trova il pozzo. Di fronte, sul lato nord, è costruito il massiccio edificio detto il “Palazzo” attraversato, all’estremità orientale, da un androne che immette nel secondo cortile. In un disegno ottocentesco, conservato presso la Biblioteca Palatina di Parma, è ancora ben visibile una delle due torrette quadrate, (ormai completamente crollata), costruite agli angoli della cortina muraria che lo chiude da tre lati. Per le sue caratteristiche strutturali questa “casa forte” si può porre a metà strada tra l’opera di difesa e la fattoria. Detto luogo fu proprietà dei Conti Rugarli e poi della famiglia Corsini attuali proprietari.

La tradizione vuole che nel castello di Golaso vi siano 12 scale quanti sono i mesi, 30 porte quanti sono i giorni del mese e 365 finestre quanti i giorni dell’anno.

CORREVA L’ANNO 1929. ELEZIONI REFERENDUM 1929. I RISULTATI IN VALCENO.

********************************************************************

CORRIERE EMILIANO 25 MARZO 1929

(Siamo in pieno regime. La Gazzetta di Parma era stata assorbita dal Corriere Emiliano organo del Partito Fascista Parmense)

Le elezioni politiche del 1929 si svolsero il 24 marzo 1929.

Il Suffragio universale maschile vigente dal 1912 (e, quindi, il diritto al voto) veniva ristretto ai soli cittadini maschi iscritti a un sindacato o a una associazione di categoria, in servizio permanente nei corpi armati dello Stato, oltre ai religiosi. Anche per questo motivo, gli iscritti alle liste per le elezioni del 1929 erano poco meno di 9,5 milioni: erano stati 12,1 milioni nel 1924 e 11,5 milioni nel 1921. La votazione si svolse in forma plebiscitaria. Gli elettori potevano votare SÌ o NO per approvare la lista dei deputati designati dal Gran Consiglio del Fascismo. L’elettore veniva fornito di due schede di uguali dimensioni, bianche all’esterno, recanti all’interno la formula: “Approvate voi la lista dei deputati designati dal Gran Consiglio Nazionale del Fascismo?”; nella scheda con il SI l’interno era anche corredato da due bande tricolore, in quella con il NO la scheda si presentava bianca. L’elettore doveva al momento del voto raccogliere entrambe le schede,dove all’interno della cabina elettorale avrebbe trovato una prima urna dove avrebbe lasciato la scheda scartata; per poi consegnare nelle mani degli scrutatori la scheda prescelta affinché si assicurassero che essa fosse “accuratamente sigillata”. Questo farraginoso sistema aveva di fatto un effetto inibitorio verso l’elettore che non poteva avere una certezza assoluta sulla segretezza del voto, proprio a causa di quest’ultimo passaggio, anche se formalmente la legge sembrava garantire la riservatezza. In caso di vittoria dei NO si sarebbero dovute ripetere le elezioni con l’ammissione di altre liste proposte da enti o associazioni autorizzati dalla legge, con almeno 5000 firmatari aventi diritto al voto (Regio decreto n° 1993 del 2 settembre 1928, in particolare l’art. 57).

Anche nel parmense i SI, per l’approvazione della lista dei deputati del Gran Consiglio del Fascismo, furono la schiacciante maggioranza.; nel comune di Metti e Pozzolo (oggi Bore), si registrò la percentuale più bassa di votanti 54%. A Varsi i SI furono il 100%.

BY GIUSEPPE BEPPE CONTI

VALCENODIALETTO. POESIE DIALETTALI DELLA VALCENO 1° VOLUME.

ValcenoDialetto-N. 3– 20 Aprile 2017

BY GIUSEPPE BEPPE CONTI

AA.VV. – Poesie dialettali della Val Ceno – Bardi – Centro Studi Val Ceno – 2011

Per non perdere una parte della nostra cultura valligiana e per capire allo stesso tempo alcune delle differenze tra i paesi che sorgono nella Val Ceno, il Centro Studi Val Ceno ha raccolto poesie in dialetto per una pubblicazione alla portata di tutti. Con la traduzione delle poesie in italiano e una serie di commenti, il lettore sarà guidato in un viaggio alla scoperta dei dialetti di Bardi, Varsi, Bore, Varano de Melegari.

In biblioteca lo trovo: Biblioteca comunale di Bardi Biblioteca Civica Seminario Vescovile di Bedonia

Testo a stampa (moderno)

Monografia

Descrizione

*Poesie dialettali della Val Ceno / a cura di Ettore Rulli ; per il Centro Studi Valle del Ceno “Card. Antonio Samorè”

Bedonia : Rupe Mutevole, 2011

52 p. ; 20 cm.

ISBN 9788865910924

Adattatore Rulli, Ettore

Soggetti Poesia dialettale – Parma (terr.)

Classif. Dewey

945.444 Storia del sud-ovest della provincia di Parma (Albareto, Bardi, Bedonia, Bore)

Luogo pubblicazione Bedonia

Editori Rupe Mutevole

Anno pubblicazione 2011

http://opac.unipr.it/SebinaOpac/.do?idopac=PAR1323148

By Giuseppe Beppe Conti

VALCENOGASTRONOMIA. DALL’ APPENNINO AL PO. DALLA VALCENO ALLA CITTA’. A TAVOLA CON I FARNESE – 1^ PARTE

           VALCENOGASTRONOMIA.

N.4/2017 (Serie Valcenoweb.it) – BY GIUSEPPE BEPPE CONTI

BATTEI A. – A TAVOLA CON I FARNESE. BUON APPETTITO DUCA – BATTEI – 2013

Questo è il racconto della fastosa tavola farnesiana, a testimoniare come la fama di Parma capitale della cucina sia nata secoli fa. Le cronache dell’epoca restituiscono un’immagine di grande sfarzo, al tempo dei fastosi apparati barocchi e delle messinscene senza uguali, anche la tavola, con i suoi riti, le sue cerimonie e i mille sontuosi piatti artisticamente decorati, diviene ostentazione del lusso, della potenza e della nobiltà dei duchi. Il libro, ricco d’immagini, si apre con un’affascinante ricostruzione storica delle vicissitudini dello Stato Farnese, per poi arrivare all’organizzazione della cucina di corte e alle ricette, scoprendo così la grande passione dei duchi per i cibi sofisticati e riccamente elaborati e per le tavole dominate dagli elementi scenografici e teatrali. In appendice, le originali e curiose ricette di casa Farnese.

IN BIBLIOTECA LO TROVO:

Localizzazioni: Biblioteca gastronomica Academia Barilla , Biblioteca Palatina , Libro ModernoMonografiaDescrizione        *A tavola con i Farnese : buon appetito Duca / Antonio BatteiParma : Battei, 2013143 p. : ill. ; 16 cm.Codice SBN        PAR1221074ISBN        9788878831742Collana         Collana Parmigianina. Cucina  3Primo Autore        Battei, AntonioNote, bibliografia e oggetti digitaliSoggettario Firenze        Culinaria – Parma e Piacenza <ducato>Farnese <casa> – Corte – CucinaClassif. Dewey        641.013        Gastronomia e piaceri della tavola641.594544        CUCINA TIPICA. Parma <prov.>Classif. gastronomica        9.5.1.7.1        Storia e cultura gastronomica. Storia e cultura della cucina italiana. Storia e cultura regionale italiana Nord. Storia e cultura Emilia Romagna. Parma.Luogo pubblicazione        ParmaEditori        BatteiAnno pubblicazione        2013

BY GIUSEPPE BEPPE CONTI