VALCENOGASTRONOMIA. DALL’ APPENNINO AL PO. DALLA VALCENO ALLA CITTA’. LA CUCINA PARMIGIANA NELLA STORIA.

Ballarini G. – Storia, miti e identità della cucina parmigiana – PR – MUP – 2007

La cucina parmigiana al di la dei prodotti territoriali d’eccellenza, gode di immutato prestigio, sostenuto da un intreccio di miti gastronomici che, sviluppandosi in circa duecento anni, vanta ancor più antiche tradizioni.

La ricerca sui miti della cucina parmigiana, iniziata dall’autore molti anni fa su base strutturalista, prosegue con questa analisi che, partendo dalle origini (mitologiche, etimologiche e sociali) permette di osservare a distanza, elementi che la vicinanza e la consuetudine potrebbero nascondere. In questa prospettiva, il lettore, non solo parmigiano, più vole si stupirà nel riconoscere in cibi, ricette e abitudini alimentari a lui ben noti, o che riteneva tali, la testimonianza del proprio vissuto culturale.

Un libro, questo, destinato a chi intende le affascinanti e inconsuete strade di un storia alimentare che, oggi più che mai, è da considerare anche “mito”.

IN BIBLIOTECA LO TROVO:

Biblioteca gastronomica Academia Barilla , Biblioteca Bizzozero , Biblioteca di Busseto , Biblioteca Civica , Biblioteca Palatina , Biblioteca comunale di Sala Baganza , Biblioteca comunale di Salsomaggiore , Biblioteca intercomunale di Sissa-Trecasali.

Libro Moderno

Monografia

PUBBL. DI INTERESSE LOCALE

Descrizione *Storia, miti e identità della cucina parmigiana / Giovanni Ballarini

Parma : MUP [2007!

510 p. : ill. ; 24 cm

Note In cop.: Accademia italiana della cucina

In vendita con la Gazzetta di Parma. Contiene bibliografia.

Codice SBN PAR1050820

ISBN 9788878471689

Collana Cucina e tradizione

Primo Autore Ballarini, Giovanni

Note, bibliografia e oggetti digitali

Soggettario Firenze Culinaria – Parma

Classif. Dewey 641.594544 CUCINA TIPICA. Parma

Classif. gastronomica 9.5.1.7.1 Storia e cultura gastronomica. Storia e cultura della cucina italiana. Storia e cultura regionale italiana Nord. Storia e cultura Emilia Romagna. Parma.

Luogo pubblicazione Parma

Editori Monte Università Parma

Anno pubblicazione 2007

IN USCITA IL NUOVO ROMANZO STORICO SULL’ARANDORA STAR DI MAURA MAFFEI. VALCENOEMIGRAZIONE.

FOTO COPERTINA DELLA BARDIGIANA VILMA ROMITELLI

BY MAURA MAFFEI.

ECCOLA! È LA COPERTINA DI “QUEL CHE ABISSO TACE”!
Io la trovo fantastica e voi?
Laura Calza di Parallelo45 Edizioni ha creato un’immagine potente e commovente, partendo da due fotografie artistiche d’eccezione di Vilma Romitelli e di Simonetta Ecchia, che ringrazio di cuore!
Il libro ha qualche giorno di ritardo nella lavorazione: la tipografia lo consegnerà domani. Ma siccome la copertina è già presente nella locandina che tra poco condividerò sul mio profilo per il firma copie di sabato prossimo, non potevo tenerla ancora segreta… 😉😉😉
Buona serata a tutti voi!!! 🏵️🌺🌸🏵️🌺🌸 — 

fantastico/a.

Anno 2017. Arandora Star. Fissate le date di presentazione del romanzo di Caterina Soffici a Parma. Nessuno può fermarmi. VALCENOEMIGRAZIONE.

Ecco le presentazioni fissate fino ad ora del romanzo di Caterina Soffici –         Nessuno può fermarmi – Feltrinelli Editore

che ha come tema centrale la tragedia dell’Arandora Star.

Parma, venerdì 24 marzo ore 18

Libreria Feltrinelli, Strada Farini 17

Milano, martedì 21 marzo ore 18.30

Libreria Feltrinelli piazza Duomo

con Isabella Bossi Fedrigotti

Bologna, mercoledì 22 marzo ore 18

Biblioteca Salaborsa

con Annamaria Tagliavini

Roma, giovedì 23 marzo ore 18

Libreria Feltrinelli, Piazza colonna

https://it.wikipedia.org/wiki/Arandora_Star

BY GIUSEPPE BEPPE CONTI

Anno 2017. CONFERENZA DEL BARDIGIANO PROFESSOR ROBERTO FERRARI SUL BOSONE DI HIGGS. VALCENOPERSONAGGI.

Gazzetta di Parma – 26 Ottobre 2013 – Erika Martorana

Bosone di Higgs, un bardigiano tra gli scopritori della particella

BARDI – C’è anche un bardigiano tra gli scienziati che hanno di recente scoperto la cosiddetta «particella di Dio», grazie alla quale ogni cosa ha una massa e la materia esiste così come la conosciamo. Lui si chiama Roberto Ferrari ed è un dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Lavora nell’esperimento «Atlas», dove ha il ruolo di responsabile del gruppo di Pavia, composto da borsisti e ricercatori, sia universitari, che dell’ente stesso. «Il nostro – ha detto – è un gruppo piccolo ma con forti competenze, come dimostrato dal fatto che siamo impegnati in diverse attività di ricerca e sviluppo, sia hardware che software e di analisi dei dati». Ma facciamo un passo indietro. La carriera del bardigiano ha preso il via, oltre vent’anni fa, al Dipartimento di Fisica dell’Università di Parma per merito di una tesi sperimentale nel campo delle particelle elementari. «Pensavo ad una tesi di questo genere fin dai primi anni universitari – ha raccontato -. Dato che a Parma non c’era nessuna attività di questo tipo, nel 1985, un mio docente, Pino Marchesini, mi ha messo in contatto con il gruppo di Pavia che lavorava al collider protoni-antiprotoni del Cern di Ginevra. Da allora, sempre viaggiando fra Pavia e Ginevra, ho continuato a lavorare in esperimenti al Cern, prima vincendo una borsa di studio e poi un posto da ricercatore dell’Infn». Da poco, dopo tante ricerche, è finalmente arrivata la grande scoperta della «particella di Dio», che i fisici preferiscono chiamare «bosone di Higgs», dal nome del britannico Peter Higgs, che nel 1964 ne aveva prevista l’esistenza. «Era il mattone mancante del Modello Standard, necessario per poter descrivere correttamente le interazioni deboli senza introdurre inconsistenze matematiche – ha spiegato Ferrari -. Si tratta di una particella necessaria, all’interno dei meccanismi del Modello Standard, per dare massa alle altre particelle elementari (ma non alla materia ”ordinaria”, perché la massa dei protoni e dei neutroni è dovuta alle forze forti) e poterle rallentare. Senza il bosone di Higgs, il mondo sarebbe molto diverso da come lo vediamo». «Questa scoperta – ha proseguito il bardigiano – è stata sicuramente una soddisfazione enorme, sia a livello personale, che di gruppo, ma direi anche sociale; il coronamento di uno sforzo iniziato più di 20 anni fa da tutta la comunità dei fisici delle particelle mondiali. Se si contano anche ingegneri e tecnici, sono più di diecimila le persone, in centinaia di università e istituti di ricerca, che hanno collaborato per arrivare a questo risultato». «Il fatto – ha aggiunto – che sia l’acceleratore sia gli esperimenti abbiano funzionato così bene da permettere questa scoperta ben prima del previsto, dimostra la validità di un metodo di lavoro che ha pochi eguali. Mettendo in gioco competenze e sensibilità molto diverse fra di loro, abbiamo raggiunto obiettivi che apparivano proibitivi, se non impossibili. Da montanaro, di Bardi – ha concluso – sono contento anche perché sono convinto di aver dato un motivo di orgoglio ai miei compaesani».

LE ROCCHE DEI LANDI. BARDI E COMPIANO. DOCUMENTARIO CASTELLI DEL DUCATO. I CASTELLI DELLA VALCENO

BARDI E COMPIANOGUARDA IL VIDEO

Per la serie di video dedicati al circuito dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza siamo oggi giunti nella fortezza di Bardi e nel Castello di Compiano, i due manieri più a sud del capoluogo. Bardi, celebre con la sua mole eretta sulla rupe di diaspro rosso, conserva il segreto del suo fantasma Maroello, il primo “ectoplasma” ad essere stato immortalato in una fotografia termica! A Compiano, bellissimo borgo sull’appennino parmense, il millenario Castello ospita il primo Museo della Massoneria in Italia (inaugurato il 14 luglio 2002), il Museo enogastronomico e le “sale della Marchesa”. Da non perdere!

PIETRO CELLA. PRIMA MEDAGLIA D’ORO DEL CORPO DEGLI ALPINI. VALCENOPERSONAGGI.

By Giuseppe Beppe Conti

PIETRO CELLA

Capitano Pietro Cella 1° Medaglia d’oro del Corpo degli Alpini (Bardi 1851 – Adua 1896)

Ricorre quest’anno, il 124 anniversario della morte del Capitano Pietro Cella, che oltre ad essere stato un valoroso ufficiale delle truppe alpine, immolatosi in Africa e decorato al Valor militare, è stato la prima Medaglia d’oro individuale dell’allora neonato Corpo degli alpini. Pietro Cella, quindi, non è stato un ufficiale qualsiasi, e la sua Medaglia d’oro brilla nei ricordi trattandosi del primo di innumerevoli riconoscimenti a Valor militare ottenuti dal Corpo degli alpini e dai suoi singoli appartenenti.
Pochi, comunque, conoscono la vicenda del Capitano Pietro Cella, figura di primo piano nella storia degli alpini, e che riproponiamo qui in maniera sintetica.
Pietro Cella nacque il 9 marzo del 1851 a Bardi, attualmente in provincia di Parma, ma che all’epoca apparteneva all’amministrazione di Piacenza. Dopo essere stato allievo del Collegio militare di Racconigi, a 19 anni si arruolò come soldato semplice nel Regio Esercito italiano da poco costituito. Dopo aver percorso i vari gradi della gerarchia di truppa e raggiunto il grado di furiere, fu ammesso alla Scuola militare, dalla quale uscì nel 1879 con il grado di Sottotenente di fanteria. Avanzato successivamente al grado di Tenente, nel 1895, con il grado di Capitano ed al comando della 4° Compagnia del Battaglione Alpini d’Africa, su quattro compagnie, che faceva parte del Corpo di spedizione italiano in Eritrea, giunse a Massaua, da dove con il suo reparto fu trasferito sull’altipiano dell’Adigrat. Pochi mesi più tardi, nella battaglia di Adua del marzo del 1896, al comando della 3° e 4° Compagnia, occupò il monte Rajo e mantenne saldamente le posizioni nonostante l’incalzante azione del nemico. Gli abissini, però, forti di 100.000 uomini, riuscirono a circondare i soldati italiani e le truppe indigene fedeli all’Italia. Il Capitano Pietro Cella, rimanendo alla testa di pochi uomini rimastigli, fu colpito a morte e cadde sul campo di battaglia. A ricordo di tale eroico adempimento del proprio dovere, il Capitano Cella fu insignito della Medaglia d’oro al Valor militare alla memoria, primo riconoscimento al Valor militare del Corpo degli Alpini, con la seguente motivazione:” comandante delle Compagnie Alpine 3° e 4° distaccate sulla sinistra dell’occupazione al Monte Rajo, le tenne salde in posizione contro soverchianti forze avversarie, finché furono pressoché distrutte e combattendo valorosamente lasciò la vita sul campo prima di cedere di fronte all’irrompente nemico. Adua (Eritrea), I marzo 1896.”
Il Gruppo dell’Associazione nazionale alpini di Bardi, che fa parte della sezione di Parma, è intitolato alla memoria del Capitano MOVM Pietro Cella, caduto durante quello che di fatto fu il battesimo del fuoco delle truppe alpine italiane.

Anno 2017. IL 16 MARZO P.V. USCIRA’ IL NUOVO, INTENSO ROMANZO SULL’ARANDORA STAR. PRIMA PRESENTAZIONE A PARMA IL 24 MARZO PRESSO LA LIBRERIA FELTRINELLI. VALCENOEMIGRAZIONE

CATERINA SOFFICI

L’atteso romanzo sulla tragedia della nave Arandora Star, nella quale, il 2 luglio 1940, morirono 446 prigionieri italiani, (circa 100 emigrati parmigiani in buona parte originari del nostro Appennino), scritto dalla giornalista Caterina Soffici, è pronto! Uscirà per la prestigiosa casa editrice Feltrinelli, in tutte le librerie italiane, il prossimo giovedì 16 marzo.

La prima presentazione nazionale si terrà a Parma, presso la libreria Feltrinelli, venerdì 24 marzo p.v..

Vi terremo aggiornati. (By Giuseppe Beppe Conti).

NESSUNO PUO’ FERMARMI

Firenze, 2001. Un afoso pomeriggio d’estate. Il giovane Bartolomeo sgombera la casa dove nonna Lina ha abitato fino alla morte, e vi trova una lettera. C’è un’ombra nel passato della sua famiglia, qualcosa di non detto, e quella lettera apre un singolare spiraglio. Il ragazzo – uno stralunato e sensibile studente di filosofia in rotta con il padre – inizia una sua personale indagine per sapere.

Segue le tracce che affiorano dal passato, e arriva a casa della signora Florence, una stravagante vecchia signora inglese che ha conosciuto i suoi nonni negli anni della Seconda Guerra Mondiale a Little Italy, il quartiere degli immigrati italiani di Londra.

Comincia allora un balletto di avvicinamento alla verità attraverso le voci del giovane Bart e della signora Flo, due voci che portano con sé un racconto lungo un secolo. Florence sa. Ma non vuole rivelare niente al ragazzo. Con lui intuiamo che tutto comincia e si consuma a Little Italy.

Ed è lì infatti che il corso della Storia ha incrociato i destini di migliaia di italiani, residenti in Gran Bretagna da decenni, che diventano nemici dalla sera alla mattina. Nella notte del 10 giugno 1940, dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini all’Inghilterra, gli italiani vengono arrestati e imprigionati in campi di internamento. Le case e i negozi sono saccheggiati. La xenofobia dilaga mentre i servizi segreti hanno stilato una lista di 1.500 ritenuti fascisti pericolosi da deportare in Canada. Tra loro anche ebrei, rifugiati politici, dissidenti e profughi arrivati a Londra per sfuggire alle persecuzioni fasciste e naziste. Li imbarcano sull’Arandora Star, una ex nave da crociera di sola prima classe, requisita dalla marina inglese. La bellissima nave viene silurata da un sottomarino nazista al largo delle coste della Scozia il 2 luglio 1940. Nella tragedia annegano 446 civili italiani, tra i 16 e 70 anni, che non avevano niente a che fare con il fascismo e con i giochi della politica e dei governi.

Quello delll’Arandora Star è un episodio della Seconda Guerra Mondiale che si è voluto dimenticare, perché quei morti non appartenevano a nessuno.

Un episodio praticamente sconosciuto anche in Italia, qui raccontato con la potenza e la freschezza di un romanzo popolare civile, una grande storia di uomini e di donne naufragati dentro la Storia, un racconto epico che arriva al presente come la pagina non ancora scritta di una redenzione.

Un romanzo con due livelli di lettura: la storia dei protagonisti è di fantasia, ma ogni riferimento a fatti e personaggi realmente esistiti è vera e ogni episodio qui raccontato è frutto di una attenta ricerca e ricostruzione storica.


CATERINA SOFFICI vive a Londra. Scrive di cultura e di varia umanità, per “Il Fatto Quotidiano”, “Vanity Fair”, “Il Venerdì di Repubblica”. Per Feltrinelli ha pubblicato Ma le donne no (2010) e Italia yes Italia no (2014). Crede nel potere della parola di cambiare la vita e per questo collabora con il Ministry of Stories, il laboratorio di East London dove insegna a bambini e ragazzi l’importanza della creatività del racconto e della memoria.

IL CASTELLO DI VARSI. I CASTELLI DELLA VALCENO

IL CASTELLO DI VARSI

(By Giuseppe Beppe Conti)

Secondo gli studiosi Varsi sarebbe da identificarsi nell’antico Varisio citato nella Tavola Alimentare Traiana e certamente è il Varisium delle carte longobarde che, andando dal 596 d.c. fino al 774 d.c., oltre a costruire un complesso di documenti preziosi per contenuto ed antichità, fanno di Varsi uno dei più importanti centri scritorii dell’intera area longobarda. Nel 1206 la rocca di Varsi, di cui non si conosce la data di fondazione, dipendeva dal Vescovo di Piacenza. Nella seconda metà del XIII secolo pare essere dei Malspina, di nuovo ai Vescovi piacentini e nel 1303 il Vescovo Ugo cede Varsi al Conte Giovanni Scotti. In seguito (1445), Obbietto Fieschi si impossessava di Varsi assegnandola in dote alla sorella unitasi in matrimonio con Spinetta Malaspina signore di Fosdinovo. L’illegale occupazione della località generò lunghe liti tra Scotti e Malaspina terminate a favore dei primi quando Galeazzo Sforza, nel 1469, investiva del luogo Giovanni e Tristano Scotti. A costoro, accusati di tradimento nel 1473, la camera ducale confiscava tutti i beni, Varsi compreso. La rocca fu poi venduta, poco dopo, al Conte Alessio Scotti, ramo Fombio, i cui discendenti la tennero fino al 1720. passò in seguito ai Conti Rugarli, ai Corsini, agli Zanetti ed ai Moruzzi. Una veduta del castello in acquerello del XIX secolo, mostra come, oltre cento anni orsono, fosse ancora integro. Purtroppo nel giro di un secolo il castello è stato distrutto e di esso rimangono solo due torrioni.

Il castello “…era a pianta quadrata con torrioni tondi agli angoli, probabile elaborazione del tardo ‘400 di un tracciato più antico. Un rilievo del ‘500 lo mostra come semplice corte del recinto a merli, circondata da fossato e con qualche modesto basamento nel prospetto anteriore. La parte abitativa ospita tutt’ora il lato posteriore; vi si innesta perpendicolarmente un corpo ristrutturato nel ‘700, ma anche nel ‘500 era conformato ad alto mastio, risultante quasi al centro della corte. Il lato a destra del recinto era occupato anch’esso da un quartiere abitativo, fornito di una snella torretta poligonale all’angolo, come testimonia una litografia del ‘800. Le notevoli trasformazioni subite dal complesso precedono il 1901. Oltre alla chiesa ed all’abitazione, rimangono il torrione anteriore di destra (ristrutturato nel ‘700) con parte della cinta (congiunta da un tramezzo, con portale del ‘700, al corpo ex mastio), e quello dirimpettaio”.(Ciirillo/Godi – Guida Artistica del Parmense –1986).

BY GIUSEPPE BEPPE CONTI

FOTO 1: Castello di Varsi inizi XX secolo

FOTO 2: Antica piantina

Correva l’anno 1928. Bardi teatro di alcune sanguinose rapine. I Carabinieri indagano! Gazzetta di Parma 5 febbraio (r).

GAZZETTA DI PARMA 5 FEBBRAIO 1928

I RAPINATORI DI BARDI

L’ARRESTO DI UN MILANESE

GAZZETTA DI PARMA 5 FEBBRAIO 1928

I RAPINATORI DI BARDI”

LA CRONACA:

In questi ultimi tempi la zona montana di Bardi, grosso centro del nostro Appennino, è stato teatro di numerose rapine. Preoccupate di ciò le autorità di P.S. hanno prontamente disposto operazioni di polizia battendo incessantemente tutta la zona e procedendo all’arresto di numerose persone sospette. La prima vittima dei rapinatori fu il negoziante di bestiame Giuseppe Gambarini, di Bardi. Percorreva costui, una sera, la strada mulattiera che doveva condurlo alla propria abitazione quando, attraverso una località deserta, veniva aggredito da alcuni sconosciuti, bastonato e depredato del portafogli contenente 4500 lire. Dopo alcuni giorni di un’altra grave rapina diceva di essere rimasto vittima tale Eugenio Carpanini pure di Bardi. Costui mostrava anche il cappello perforato da un proiettile. Il contadino Amedeo Mancini veniva anch’egli fermato da alcuni malviventi, ma non avendo con se ne denaro ne effetti di valore, veniva lasciato proseguire per la sua strada. Le indagini dei Carabinieri di Salsomaggiore portavano all’arresto del Carpanini, sospettato non solo di avere simulato la rapina a proprio danno, ma di essere l’autore dell’aggressione al negoziante Gambarini. Le frequenti battute compiute dai Carabinieri nelle notti scorse, attraverso strade quasi impraticabili, finalmente portarono all’arresto del pregiudicato milanese Luigi Maderna, di anni 26, residente a Milano in Via Cornacina 25. A carico di costui è stato assodato essere pendente anche un mandato di cattura spiccato dal giudice istruttore di Milano. Il Maderna è risultato autore di varie rapine perpetrate nel Bardigiano. Egli ha pure truffato di 500 lire a tale Giovanni Bottarini di Bardi, ed è ritenuto l’autore di un incendio doloso appiccato alla casa colonica di tale Antonio Bracchi, di anni 51, in una frazione del Comune. Il pericoloso pregiudicato è stato tradotto a Milano e passato alle carceri di San Vittore.

FINE