LA PESTE BIANCA. IL COLLASSO DEMOGRAFICO DELL’APPENNINO. By Daniele Uboldi

IL COLLASSO DEMOGRAFICO DELL’APPENNINO
Oggi stiamo (relativamente) bene.Non c’è paragone rispetto alle condizioni di vita della popolazione a inizi del Novecento. Tuttavia, come ha scritto Pierre Chaunu, riferendosi alla crisi demografica: “E’ la peste bianca, una delle più subdole che il mondo abbia mai conosciuto. Nessun cadavere di topo aveva annunciato il suo arrivo. E’ una peste che non riempie i cimiteri, ma che svuota i reparti di maternità.” Nella figura le piramide della vita di Bardi e dell’India. Se si capiscono questi grafici si capisce perchè in appennino non c’è futuro. Non è che nel resto d’Italia vada molto meglio, perchè 1,3 figli medi per coppia annunciano il collasso sociale, nel volgere di pochi decenni.

LE LEGGENDE DEI CASTELLI DELLA VAL CENO – LA DAMA BIANCA – CASTELLO DI PELLEGRINO PARMENSE

LEGGENDA TRATTA DA: CONTI G. – LEGGENDE DELLA VAL CENO – CENTRO STUDI VAL CENO – 2015

LA DAMA BIANCA DI PELLEGRINO

Castello di Pellegrino, 15 marzo 1827 – RAPPORTO

Essendosi noi sindaci sottoscritti del Comune di Pellegrino portati al castello per ivi indagare su di un fatto che è cagione di grande unione di popolo nel castello stesso di Pellegrino o meglio dire nelle adiacenze del castello.

Ed avendo interrogati l’Angiola Orsi figlia del fu Luigi e la Anastasia Tegoni figlia del fu Tommaso ed il Sergente Bartolomeo Tozzi, i quali hanno dichiarato d’aver veduto un fantasma tutto bianco che posato sotto il manto che tutto lo ricopre spalle, collo e capo ma però hanno dichiarato di non averlo veduto in faccia né mani, e che piamente la suppongono essere la Santa Vergine oppure qualche santa. Solo dietro le nostre richieste hanno dichiarato le due prime d’averla veduta il giorno 3 del mese corrente e quanto al terzo d’averla veduta da otto giorni in qua, e che tutte le sere si lascia vedere incominciando nell’ora dell’avemaria 6 ¼ sino a notte avanzata. E tutto ciò hanno dichiarato di giurarlo all’occorrenza. Il sopra espresso fatto è quello che si è potuto dalle anzidette persone ed è per quello che è la causa della grande unione di popolo ivi radunato e a dato segno di vederla e l’hanno dichiarato anche a voce tal visione, il popolo sarà in numero di trecento persone.

Noi sottoscritti sindaci per quanto abbia mo potuto osservando con molta attenzione, per vederla nulla abbiamo veduto.

Il Sindaco

Giordano Marubbi

E’ il documento ufficiale che testimonia l’esistenza della “dama bianca” del castello di Pellegrino, una strana visione che i più avevano battezzato “fata” e qualcuno Vergine Maria, mentre qualcuno altro addirittura avanzava l’ipotesi che potesse trattarsi di un uomo, dall’ampio mantello bianco.

Forse il povero Manfredo Pallavicino che, nel 1428, ribelle al Duca di Milano, venne accerchiato dalla soldataglia di Niccolò Piccinino, invincibile capitano di ventura perugino; il castello di Pellegrino, che sembrava inespugnabile, dovette capitolare e Piccinino gettò Manfredo in una segreta (ancora oggi esistente), lo costrinse a confessare il reato di congiura contro il Duca Visconti (dopo orribili torture) e quindi lo fece strangolare. Chissà che lo spirito martoriato di Manfredo non si aggiri ancora in cerca della pace eterna nel luogo che l’ha visto soffrire.

Luoghi che sono stati teatro di vicende terribili, se è vero che all’inizio del XIV secolo, quando il maniero sostenne l’urto delle soldatesche del Comune di Parma, aiutate dalle genti di oltre Taro e da due masnade di cavalieri del Parmense, dopo aspra lotta, il rio della Battaglia corse gonfio di sangue ad arrossare le acque dello Stirone.

Poi, le ritmiche apparizioni del fantasma candido. Prima considerato fantasia di qualche nottambulo che aveva alzato troppo il gomito, poi inquietante interrogativo, infine vera e propria attrattiva della zona, con visite organizzate e codazzi di centinaia e centinaia di persone: insomma, una sorta di “Fantasma Superstar”, divenuto di gran moda nell’Ottocento.

Lo spettacolo (pardon, l’apparizione) cominciava regolarmente ogni sera alle sei e un quarto, e da Parma e da Borgo San Donnino signori in ghette e signore dai larghi cappelli avevano tutto il tempo per arrivare in carrozza e per trovarsi poi un buon punto d’osservazione, tra gridolini di raccapriccio, sgranate d’occhi e qualche melodrammatico svenimento ( ma i sali erano sempre in borsetta).

A mezzanotte, quando il fantasma aveva terminato le sue evoluzioni, si andava a cena, seguita dal pernottamento in qualche locanda o a casa di amici.

Trecento visitatori al giorno non rappresentavano certo una cattiva media per un centro di modeste attrattive turistiche quale Pellegrino; cosi il paese aveva conosciuto una prosperità insolita: locali sempre pieni, tante facce nuove per le strade, commercio risvegliato. Tutto per merito della “fata” che aveva deciso di rendere pubbliche le sue apparizioni ( infatti ai castellani e ai famigli appariva già da molti anni).

Ma era troppo bello per durare a lungo; cosi un bel giorno (un giorno disastroso per l’economia del paese) arrivò, indesiderato, addirittura un distaccamento dei Dragoni Ducali al comando del capitano Melli: le autorità erano stanche di questa storia e della confusione che aveva suscitato. I Dragoni proibirono gli assembramenti e il fantasma, offeso da tanta ingratitudine seccato di non avere piu’ folto pubblico, decise di non mostrarsi piu’.

Chissà che un giorno o l’altro non cambi idea.

“Tiziano Marcheselli – Fantasmi e leggende dei castelli parmensi – PR -Nicoli 1982”

VALCENOLIBRI. RACCONTI ALPINI. PIETRO E CLAUDIO MAZZADI.

LO TROVI IN BIBLIOTECA CIVICA – PARMA.

Testo a stampa (moderno)

Monografia

Descrizione

*Dal Penna al Don : racconti alpini 1918-1962 / Pietro Mazzadi ; a cura di Claudio Mazzadi

[S.l. : Nemesia, 2017]

97 p. : ill. ; 24 cm.

Codice SBN

PAR1242204

Primo Autore

Mazzadi, Pietro

Note e bibliografia

Autore secondario

Mazzadi, Claudio

Soggetti

Guerra mondiale 1939-1945 – Ritirata di Russia

Mazzadi, Pietro

Classif. Dewey

356.164 Sciatori e truppe alpine (class. qui gli alpini)

Anno pubblicazione

2017

Note

1 v. E’ presente dedica alla Biblioteca da parte dell’A. Claudio Mazzadi

http://opac.unipr.it/SebinaOpac/.do?idopac=PAR1709468

VALCENOPERSONAGGI. IL CARDINALE ANTONIO SAMORE’ – 2^ PARTE

IL CARDINALE ANTONIO SAMORE’ BARDIGANO BENEMERITO

 By Giuseppe Beppe Conti. – 2^ PARTE

Pagine tratte dal testo di Nuovo L. – Il cardinale Antonio Samorè. Sacerdote e diplomatico al servizio della chiesa e della pace – Sorriso Francescano – 2005.

Nonostante il notevole lavoro che monsignor Samorè disimpegnava in Segreteria di stato, con autentico spirito sacerdotale, si era offerto, accanto a monsignor Mario Nasalli Rocca di Corneliano,(che per molti anni svolse un prezioso servizio di assistenza dei detenuti) di assistere i carcerati rinchiusi nella prigione di Regina Coeli in Roma ed in particolare alcuni condannati a morte. Nel servizio alla Segreteria di Stato, mons. Samorè “affinò la preparazione diplomatica con l’impegno, l’ assiduità, la dedizione al lavoro, senza risparmio di forze e di orari. Gia allora ebbero modo di rivelarsi la sua intelligenza pronta, sorretta da una forte memoria, la capacita di afferrare i problemi e la volontà tenace di portarli a soluzione con criteri precisi ed organici. Ogni questione diplomatica era vista in una visione di Chiesa, una Chiesa da far conoscere ed amare anche dai piu lontani, come madre protesa ad aprire le braccia ai popoli per soccorrerli e salvarli. 

Pio XII e Samorè

Per Antonio Samorè aver collaborato prima con il cardinale Eugenio Pacelli e poi aver servito il papa Pio XII fu un’esperienza unica tanta era l’ammirazione e la venerazione che ne aveva e che mantenne per tutta l’esistenza. Conservò come reliquie alcuni suoi ricordi. Il primo incontro avvenne nel 1935, ma fu soprattutto dopo il 1938 che la collaborazione divenne via via più frequente. Quando il 2 marzo 1939 l ‘eletto papa Pio XII, dopo aver dato la prima benedizione lasciava la loggia di San Pietro, gli si fecero incontro i monsignori Tardini e Montini e alcuni collaboratori della Segreteria di Stato tra cui Samorè. Così questi ricorderà quel momento e le parole che il nuovo pontefice disse: “Vorrei domani mattina, lanciare un primo messaggio di pace, vorrei dare un primo messaggio di pace”. Questa fu la prima preoccupazione di Pio XII “uomo di pace” e in questa sensibilità per la pace ed a questa scuola ricca di umanità che Samorè lavorò per tutti gli anni della Seconda Guerra Mondiale, accanto a Pio XII, Tardini e Montini. Evitare la guerra, quando questa scoppiò, ridurne per quanto era possibile gli effetti disastrosi, affrettare la pace, mentre si cercava di alleviare le sofferenze attraverso una vasta opera caritativo-assistenziale. L’assillo per la pace di Pio XII fu pienamente condiviso e sofferto dai suoi collaboratori. Nel 1953 Samorè, divenne segretario per gli Affari Ecclesiastici Straordinari e, da quel momento e fino alla morte del pontefice, le udienze e le occasioni di incontro furono più numerose. Si trovava in sintonia con gli orientamenti del Papa, con la sua visione ecclesiale e con quello che era il maggior problema del momento, l’atteggiamento da tenere di fronte al comunismo.

Quando, il 7 ottobre 1958, si aggravarono le condizioni di salute di Pio XII, che si trovava a Castelgandolfo, fu proprio Samorè, che avvisato da mons. Nasalli Rocca, a chiamare immediatamente monsignor Tardini e dargli i ragguagli sulla situazione.

Vescovo e Nunzio Apostolico

Alla fine della sua missione diplomatica in Colombia, la città di Bogotà” come segno di stima e riconoscenza, per l’ opera volta in favore delle classi umili gli dedicò un quartiere: il barrio Samorè uno dei più popolosi della capitale colombiana. 

Segretario per gli Affari Ecclesiastici Straordinari

Passarono rapidamente poco meno di tre anni quando fu richiamato a Roma per un nuovo e più impegnativo incarico. Va ricordato che la carica di Segretario di Stato era vacante dal 1944, anno della morte del cardinale Luigi Maglione (1877-1944), che Pio XII non aveva rimpiazzato. Il pontefice aveva preso direttamente in mano la situazione servendosi di mons. Tardini e di mons. Montini che alla fine di novembre del 1952 aveva elevato entrambi, fatto più unico che raro, alla carica di Pro-Segretario di Stato; il primo per gli Affari Straordinari, il secondo per gli Affari Ordinari. Fu Tardini che chiese ed ottenne dal papa che mons. Samorè venisse promosso il 17 febbraio 1953 Segretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, (che dopo la riforma di Paolo VI divenne Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa) in quella prima sezione della Segreteria di Stato che lo aveva conosciuto minutante. Per 14 anni ricoprì questo incarico servendo alacremente tre pontefici, Pio XII, Giovanni XXIII dal 1958 al 1963 e Paolo VI dal 1963 al 1967. Gli anni in cui mons. Samorè fu segretario degli Affari Straordinari, fu anche il tempo della decolonizzazione, prima dell’Asia e poi dell’ Africa. Con la formazione di nuovi stati le rappresentanze diplomatiche pontificie passarono da 56 a 78, i vescovi africani che all’inizio degli anni ’50 erano qualche decina, al momento del Vaticano II superavano il centinaio. Il “messaggio all’Africa” che Paolo VI lanciò negli anni ’60 per incoraggiare la maturità della Chiesa africana porta l’ispirazione di mons. Samorè”. Prendendo in esame gli accordi stipulati tra la Santa Sede e diverse nazioni del mondo, durante gli anni che vanno dal ’53 al ’67, emergono documenti importanti: il Concordato con la Spagna, del generale Franco, dell’agosto 1953; con la Repubblica Dominicana’ nel giugno 1954, nel quale è evidente il personale impegno di monsignor Samorè; l’accordo con la Repubblica Argentina del 10 ottobre 1966 per conformare il Concordato alle esigenze maturate dalla Chiesa post – conciliare; con l’Argentina, già nel 1957, era intercorso un accordo per la giurisdizione castrense l’assistenza religiosa delle Forze Armate; con la Bolivia nel ’58 per la giurisdizione castrense e un’altro, diversi anni dopo, sulle Missioni. Con la Repubblica Austriaca vi furono quattro accordi per l’erezione di Diocesi, l’Amministrazione Apostolica del Burgenland ed anche l’Amministrazione Apostolica Innsbruck-Feldklrch e infine sull’ordinamento scolastico e i rapporti patrimoniali. Con la Repubblica Federale Tedesca vennero stipulati cinque accordi e un concordato generale tra la Sede Apostolica e il Land della Sassonia inferiore. Altri accordi, di vario genere, vi furono per la giurisdizione castrense con il Paraguay, la Tunisia , la Jugoslavia e Haiti. La situazione della Chiesa ad Haiti, sotto il regime del dittatore Duvalier, era di grave tensione: tre vescovi erano stati espulsi, si era nell’impossibilita di provvedere alle diocesi e la popolazione si trovava in grande privazione e miseria. Il Protocollo del 15 agosto 1966 permise di risolvere con dignità la situazione dei vescovi espulsi e di poterne nominare altri quattro che monsignor Samorè andò personalmente a consacrare. Così si rimediò a questa lacerazione e la Chiesa poté riprendere una certa attività.

Era da circa” un anno Segretario per gli Affari Ecclesiastici Straordinari che avviò una nuovissima iniziativa con la collaborazione di un minutante di valore quale monsignor Agostino Casaroli, poi Segretario di Stato:”Il frutto di questo lavoro fu la Prima Conferenza dell’Episcopato Latina-Americana (CELAM) che si tenne a Rio de Janeiro nell’estate del 1955, che impastò “un’azione di collegialità per un coordinamento continentale. A questa iniziativa seguì nel 1958 la creazione della Pontificia Commissione per l’America Latina (CAL) di cui Samorè fu prima Segretario, Vice Presidente ed infine Presidente. Si mise in moto “un’attività di sensibilizzazione e di promozione delle vocazioni, di iniziative di apostolato laico, di opere educative e di promozione umana”, che coinvolse non solo i Vescovi Latino-Americani, ma anche alcuni vescovi europei, statunitensi e canadesi. Fu questa la prima esperienza di solidarietà ecclesiale che coinvolse i rapporti tra nord e sud dei due continenti americani e dell’Europa, che portò nel 1959, alla Conferenza Interamericana di Washington. All’inizio del 1961 monsignor Samorè presiedette una riunione straordinaria dell’episcopato Latino-Americano a Mar del Plata (Buenos Aires) dedicata alla questione sociale “mentre l’addensarsi di una minacciosa infiltrazione marxista rendeva urgente proporre la dottrina sociale cristiana alle coscienze dei cattolici e alle iniziative della Chiesa”. Nel 1965 compì un lungo viaggio in Brasile e partecipò all’inaugurazione del Seminario Interregionale di Recife. Fu inoltre nella delegazione che accompagnò Paolo VI nel viaggio a New York,per visitare l’Assemblea generale dell’ONU, che si tenne dal 3 al 5 ottobre 1965. Samorè accompagnò il Pontefice nel viaggio a Bogotà nell’agosto del 1968, per partecipare alle celebrazioni del XXXIX Congresso Eucaristico Internazionale e all’apertura della seconda Conferenza Generale dell’Episcopato Latino Americano. Negli anni tra il 1953 e il 1967 dovette adempiere missioni esterne e legate al suo ufficio principale e che richiedevano una grande attenzione nell’intrattenere relazioni pubbliche. Fu, inoltre, Consultore delle Sacre Congregazioni per la Dottrina della Fede,dei Vescovi, delle Chiese orientali. Fu pure presidente della Pontificia Commissione per la Russia , consulente della Commissione Preparatoria del Concilio e membro della Commissione Conciliare per l’ Apostolato dei Laici. Cardinale nel Concistoro del 26 giugno 1967 il Papa Paolo VI lo creava cardinale del titolo presbiterale di santa Maria sopra Minerva (nel concistoro del 12-XII-1974 passera al titolo suburbicario di Sabina e Poggio Mirteto). L’anno seguente diveniva Prefetto per la Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti, carica particolarmente impegnativa in quegli anni del post-Concilio e della Riforma Liturgica promossa dal Vaticano II, che comportava responsabilità senza limiti territoriali e di essenziale rilevanza per la Chiesa e per cattolici di tutto il mondo. Per il cardinal Samorè fu un impegno di non poco conto e probabilmente non congeniale al suo modo di sentire; non mancarono difficoltà e momenti di incomprensione, ma tutto vissuto in spirito di servizio e di amore alla Chiesa e al Papa. Il 30 gennaio 1974 Paolo VI l0 nominava Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa, incarico che tenne fino alla morte. Avendo gusto per gli studi storici, l’Archivio ebbe da lui “prestigio e organizzazione” di grande rilievo: tra le moltissime iniziative egli portò ad alto livello la Scuola di paleografia, diplomatica e archivistica creata fin dall’epoca di Leone XIII. Promosse le celebrazioni del centenario dell’apertura agli studiosi delI’Archivio Segreto Vaticano e favorì la creazione della grande struttura di deposito del materiale archivistico nell’area del cortile della Pigna, la cui inaugurazione avvenne il 18 ottobre 1980 alla presenza del papa Giovanni Paolo II. Durante il suo servizio l’Archivio e la Biblioteca conobbero eventi importanti: congressi, convegni, mostre di codici pregevoli, esposizione di documenti e in particolare, la celebrazione del V° Centenario della fondazione della Biblioteca Apostolica Vaticana. Il 6 agosto 1978 aveva celebrato a Bardi, con la partecipazione dei Cardinali Opilio Rossi e Mario Casariego, il suo 50° di Sacerdozio. La giornata era stata serena e festosa, ma, a sera, dopo le 21,40 giunse la notizia che Paolo VI era morto a Castelgandolfo. Il mattino seguente i tre Cardinali partirono per Roma per partecipare alle esequie del defunto Pontefice e al seguente Conclave che portò all’elezione di Giovanni Paolo I (1913-1978). Al pontificato di un mese circa seguì naturalmente il conclave da cui uscì eletto il Papa Giovanni Paolo II (1920-2005). La missione di pace trascorsero poco più di due mesi dall’elezione, che Giovanni Paolo II gli affidò l’impegnativo incarico di un arbitrato per comporre la vertenza sorta tra le due grandi repubbliche dell’ Argentina e del Cile che erano sull’orlo di una guerra per il possesso del Canale di Beagle nella ‘Terra del Fuoco.’ . Nella mattinata della vigilia di Natale del 1978 si tenne, nell’ appartamento del cardinale un incontro per preparare il viaggio a cui parteciparono, mons. Casaroli,mons. Montalvo, mons. Sainz Munoz e il gesuita Fiorello Cavalli. Il Cardinale Samorè partì la sera di Natale del 1978, da Fiumicino, per Buenos Aires come rappresentante ufficiale del Papa” accompagnava monsignor Faustino Sainz Munoz.  Andava come messaggero di pace e “pur trepidando che le due nazioni potessero affrontarsi con le armi, pur prevedendo le difficoltà e le complicazioni della missione, era lieto di dare se stesso a quei popoli che tanto amava, per un generoso tentativo in nome della Chiesa e del Papa”.

Testimonianza di S.E. mons. Montalvo.

Alcuni giorni fa, l’eccellente anzi Eminentissimo amico, il Cardinale Achille Silvestrini, mi telefonava a Belgrado per propormi l’amabile invito e il gentile desiderio di farmi partecipare in questa adunanza del Circolo di Roma. Egli mi domandava se, in occasione della commemorazione del X anniversario della pia morte del compianto e per tanti titoli ammirato e caro Cardinale Antonio Samorè, sarei stato disposto a tenere una conversazione sull’opera della Mediazione compiuta dalla Santa Sede tra le Repubbliche di Argentina e di Cile e più specificatamente sui ruolo avuto dallo stesso Cardinale Samorè in tale importante processo. Facendo subito presente la drammatica e incerta situazione in cui si vive a Belgrado e la conseguente difficoltà per prendere un impegno del genere e anche per venire a Roma e rilevando inoltre che non disponevo del materiale necessario per preparare un esposto su questo argomento tanto interessante ma nello stesso tempo tanto impegnativo, non ho tuttavia creduto di poter sottrarmi alla richiesta che mi veniva rivolta.

FINE SECONDA PARTE BY GIUSEPPE BEPPE CONTI

VALCENOEMIGRAZIONE. IMPORTANTE PREMIO ALL’ITSOS GADDA DI FORNOVO AL CONCORSO “ESPLORATORI DELLA MEMORIA” – EDIZIONE 2016/2017

http://www.itsosgadda.it/pvw/app/PRIT0007/pvw_sito.php?sede_codice=PRIT0007&page=2029501

Gli studenti della classe IV^B indirizzo informatica e telecomunicazioni, seguiti dalle docenti Francesca Canrossi e Natalia Vicini, hanno partecipato al concorso “Esploratori della Memoria” con il censimento di 10 cippi commemorativi degli eccidi nazi-fascisti presenti sia nelle zone limitrofe a Fornovo che in quelle più lontane dell’alta Val Ceno. È stato realizzato e presentato anche un video realizzato sulla tragedia “dimenticata” dell’ “Arandora Star”, la nave inglese sulla quale erano presenti 48 italiani bardigiani emigrati in Inghilterra e, accusati di connivenza con il regime fascista, destinati ad un campo di concentramento canadese. La nave venne affondata da un U-Boot tedesco il 2 luglio 1940.

Il lavoro presentato dagli studenti è stato premiato, nella cerimonia che si è svolta sabato 13 maggio a Modena, con la menzione d’onore.

Nicola Sipone, la macchina da gol che ha convinto il Carpi. VALCENOPERSONAGGI

Bel colpo in prospettiva per il Carpi che si è aggiudicato le prestazioni di Nicola Sipone. Si tratta di un forte attaccante, una prima punta, con grande corsa e dotato di un fisico imponente. Dopo alcuni provini già nel 2015 (Sampdoria) e 2016 (ritiro e preparazione estiva con il Parma), Sipone ha iniziato a macinare numeri su numeri. Dal 2016 al 2018 ha realizzato 37 gol in due anni di campionato regionale e provinciale con la Valtarese mentre dal 2018 è passato al Fraore Noceto con cui ha siglato 33 reti in 35 partite a livello regionale. Nel corso della passata stagione ha partecipato anche al Torneo delle Regioni con la maglia dell’Emilia Romagna.

MERCATO – In estate, il nome di Nicola Sipone è stato conteso da club importanti e blasonati di Serie C come TernanaCarpi, Piacenza e Olbia ma è stato il Carpi a spuntarla. Ora Sipone fa parte in pianta stabile della Berretti del club carpigiano ma non è da escludere che, nel corso della stagione, possa anche trovare l’esordio in Serie B.