Con le radici nel baule 1^ Parte. Bardi 50 anni fa nel racconto della domenica di Silvia Bello Molteni

Il racconto ha vinto la Menzione d’onore della sezione Narrativa al concorso letterario “Va pensiero “ Soragna 2014. Il racconto ha vinto la Menzione d’onore della sezione Narrativa.

SECONDA E ULTIMA PARTE DOMENICA 7 MARZO 2021

I RACCONTI DELLA DOMENICA. “SUL BEL DANUBIO BLU”. RICORDI DI VALENTINA SELENE MEDICI

Sabato sera. Luisa e il marito Mario, hanno appena terminato la cena a base di, passato di verdura con pane tostato, patate al cartoccio, condite con olio e sale e del budino alla fragola. Lui si alza e si siede sul divano, accendendo il televisore. Lei si affretta a mettere in ordine la cucina. Per fortuna da qualche anno c’è la lavastoviglie a darle una mano, per fare più in fretta e faticare meno dato che gli anni non ne vogliono sapere di fermarsi. Si guarda attorno. tutto a posto come le aveva insegnato la madre, fin da piccola e a lei sembra di sentirne ancora la voce.”Non lasciare mai la cucina in disordine, neppure un cucchiaino nel lavandino e non lasciare mai al domani, quello che puoi fare oggi”. Spegne la luce, inutile tenerla accesa quando non serve e si siede accanto al marito. Questa sera in televisione trasmettono quel programma dove persone famose, si sfidano in gare di ballo. Come sono belle le donne! e che vestiti eleganti. Certo molto diversi da quelli indossati da lei, quando da giovane andava a ballare. Allora non si poteva certamente andare con quelle scollature, che però mettono in risalto le spalle, E quei tacchi vertiginosi, non esistevano neppure. S’incanta a guardare le coppie che volteggiano e il pensiero se ne va indietro fino a quell’estate di tanti anni fa. Per la fiera ci sarebbero state diverse sere di balera e non voleva certo mancare. Era andata a servizio a casa di alcune famiglie per comperare la stoffa per farsi la gonna adatta e l’aveva cucita da sola. La stoffa era azzurra e l’aveva tagliata a godé, come voleva la moda. Aveva comperato una camicetta bianca con lo jabò e delle scarpe con il tacco di 5 centimetri. Convinti i genitori, era uscita per quel ballo tanto atteso. Partita con un paio di zoccoli, la strada era sterrata e nascosti appena fuori dal paese, si era poi infilata le scarpe nuove. Nonostante avesse fatto le prove a casa, i primi passi erano stati un poco incerti ma ben presto aveva imparato a camminare in modo naturale.

Balli nell’aia (Serena Ranieri)

La musica era appena cominciata, un giovane sconosciuto, l’aveva invitata a ballare e e avevano fatto copia fissa per tutta la sera. Quando il tango prendeva il posto dei valzer e delle mazurche, il giovane accostava le labbra al suo orecchio e le sussurrava complimenti e inviti per la sera successiva. Aveva promesso ai genitori di tornare presto ma, come si faceva a staccarsi da una persona simile? Nessuno l’aveva mai fatta sentire così. Si è vero, c’era Mario che aveva tentato varie volte di parlarle ma non era certo affascinante come questo giovane di città. Terminata la musica era corsa felice a casa ma, aperta la porta, si era trovata di fronte i genitori ancora svegli , con i rimproveri pronti. Quando, cercando di giustificarsi, aveva raccontato del giovane, nella stanza si era udito l’urlo del padre. . “Allora niente più ballo, ora a letto, che domani c’è il fieno da portare a casa”. Era andata in camera piangendo ma in fondo, in fondo aveva la speranza che il padre cambiasse idea. Dopo tutto non l’aveva mai punita in precedenza, certo però lei non aveva mai disubbidito. Il mattino dopo, si era alzata molto presto e anche lavorando con grande impegno nei campi non aveva stanchezza perché pensava alle belle parole che il giovane le aveva detto la sera precedente ed era convinta, che il genitore non avrebbe mantenuto le minacce. Dopo cena però ebbe l’ordine di andare a letto immediatamente. In quel momento scattò dentro di lei la ribellione. “Va bene” mugugnò “vado solo a controllare, che le galline siano tutte nel pollaio. Lo sai che in questo periodo alla notte gira la faina.” Fatto questo, aveva appoggiato una scala sotto la finestra della sua camera ed era rientrata fingendo di andare a dormire, mostrando un‘aria desolata . I genitori l’avevano imitata. Solo allora si era vestita e scavalcato il davanzale della finestra, cercando di fare meno rumore possibile era scesa con le scarpe nuove in mano. era corsa poi verso il paese. Il ballo era già cominciato e giunta nel posto dove nascondeva gli zoccoli si era fermata per riprendere fiato. Da lì, poteva vedere, senza essere vista, le coppie, che già si erano formate. Ma una lama le era entrata nel cuore, quando aveva scorto il suo corteggiatore che stava ballando con un’altra ragazza. La fisarmonica stava suonando un tango, lei gli appoggiava la guancia sulla spalla, lui la stringeva e le parlava all’orecchio. Dunque era solo un bugiardo, lei c’era caduta e i suoi genitori avevano ragione. Si era rimessa gli zoccoli e piangendo se n’era ritornata a casa. La strada sembrava interminabile e la fatica del lavoro nei campi cominciava a farsi sentire. Finalmente giunta nel cortile, era andata decisa alla scala per risalire in camera attraverso la finestra ma non l’aveva trovata. No, non poteva essere vero, non era mai stato rubato nulla, non potevano averlo fatto proprio quella sera. Aveva guardato in tutto il cortile ma la scala era proprio scomparsa. Le lacrime ormai le avevano bagnato anche la camicetta. Si era seduta sui gradini davanti all’entrata, appoggiandosi alla porta. Questa si era aperta. Che fortuna! Si erano dimenticati di chiuderla. Alzatasi e con le scarpe in mano per non fare rumore, era entrata richiudendo l’uscio con ogni cautela. Non aveva ancora terminato l’azione, che la luce si era accesa e si era trovata davanti i genitori. A questo punto i singhiozzi erano diventati irrefrenabili. Certo. loro si aspettavano un rientro più tardivo e la disperazione, che alterava il viso della ragazza, li preoccupò non poco. Temendo fosse capitato qualche cosa di grave, la fecero sedere cercando di calmarla e invitandola a confidarsi. Le parole uscite tra un singhiozzo e l’altro, li tranquillizzò. Spiegarono, che capivano la prima delusione d’amore ma, anche se si auguravano che non ne avesse altre, era necessario mantenersi pronti perché, la vita ferisce sovente e senza preavviso. Per la scala, doveva stare tranquilla perché, l’avevano nascosta loro. per darle una lezione.

La sera dopo però, ci sarebbe stata l’ultima festa e aveva il permesso di andare ma usando giudizio . Fu così che , indossato ancora il suo abito, si era ritrovata di nuovo presso quella pista di legno. Appena giunta, Mario le era andato accanto e le aveva chiesto il primo ballo. Aveva accettato solo per la paura di restare senza cavaliere. Alle prime note erano andati al centro della pista e la musica aveva regalato la sua magia. Era il valzer, -Sul bel Danubio blu- il suo preferito. Non sapeva molto su questo fiume, se non che era lunghissimo, con acque che spesso avevano riflessi azzurri. Attraversava stupendi paesaggi con castelli, che si specchiavano, lasciando immaginare lussuosi saloni e principesse, che danzavano con il loro principe. ogni volta che lo ascoltava, sognava di essere su una barca e di percorrerlo in tutta la sua lunghezza. Aveva guardato Mario, lui le aveva sorriso stringendola un pochino in vita. Si era appoggiata al suo petto e all’improvviso aveva compreso, che con quell’uomo al fianco, avrebbe potuto percorrere tutti i fiumi del mondo. Luisa si scuote e torna alla realtà. La coppia in televisione ha terminato l’esibizione lasciando il posto ad una nuova copia. La donna ha un abito azzurro con la gonna larga. E’ vero, ha spalline sottilissime ed è tempestato di brillantini, però è azzurro. L’orchestra comincia a suonare, -Sul bel Danubio blu-. Luisa si alza, spinge in un angolo il tavolino del salotto, si toglie le ciabatte, prende per mano Mario e la musica, riporta la magia di un’estate lontana.

V

Valcenodialetto. Poesia di Valentina Selene Medici. (Bardi). “U MIRACULU DE NATALE”.

U MIRACULU DE NATALE

Ve vojo cuntà ina cosa, che ho truvà, in ti me ricordi.
L’è ina storia che i contavena i vécci
quande anca mò, se fava firossu.
Gh’era ina veduva che anava con u bastòn e missa mà
per culpa de ina bomba che arenta a gh’era scupià.
In fasulettu de terra, du vacche in ta stalla
e trei fijò picen da curà
Ma in tu co a gh’ava u Signure.
Ina vigilia de Natale, con mezu metru de neive
e i fijò a lettu con a freve
in mendicante, alla porta u gh’à piccà
per dumandaghe in po’ de carità.
In tabarru tridu e el scarpe rutte ai pé.
A l’ha fattu setà denansi au cammen
con in piattu de menestra e in bicéru de ven
Doppu a gh’à dittu che in ta stalla l’arisse durmì
e a gh’à dattu i vestì e i stivai, du so poveru marì.
Alla matenna i fijiò a bunura i s’erena desedà
Sensa freve e a messa i vurivena anà.
L’è anà in ta stalla per monze e remondà
E per dì au mendicante da anà a mangià
primma che rivisse con u camiu u caselà
che altrimenti u se mettiva a biastemà.
In ta stalla ne gh’era gnisson, ma u latte l’era in tu bidòn.
In simma alla paja, gh’era i vestì vécci, missi ben
e ina Madunenna con in brassu u Bamben.
L’à pensà che fisse sta u mendicante e l’à pregà u Signure
che u ghe fisse sempre incontrà, del famiglie generuse.
Dopu l’à purtà fora u bidon e a s’è incorta
che anava sensa u bastòn.
Quande l’è rivà u caselà a gh’à contà a faccenda
E lu invece de biastemà, u s’è missu a pregà.
BUON NATALE

Valcenostoria si complimenta con Elio Piccoli, nuovo Presidente della Associazione Via degli Abati.

Il nostro sito, da sempre, con vari articoli, sostiene le iniziative dell’Associazione Via degli Abati pubblicando, periodicamente, articoli e video su questo storico percorso. Riportiamo il comunicato del bravo Presidente uscente, Luciano Allegri e quello del neo-presidente Elio Piccoli.
Dopo dodici anni alla Guida della Associazione, ho chiesto di essere sostituito. E così hanno chiesto gli amici Vittorio, Grazia, Emilio, Pier Giorgio, Elio, Marino, Caterina, che ringrazio con la consapevolezza che, senza la loro quotidiana e volontaria attività, la Via non avrebbe raggiunto il traguardo importante di essere diffusamente conosciuta e percorsa. E la soddisfazione grande è di avere trovato un nuovo gruppo che potrà ulteriormente promuovere e valorizzare la Via degli Abati. Così Piccoli Elio, nuovo presidente, Terroni Roberto, vice presidente, Foglia Fabrizio, segretario, Scagnelli Maddalena, Colombini Adriano, Raggio Patrizia, Bordin Elisa, Noroni Giuseppe, avranno il testimone per proseguire con capacità, intelligenza, volontà e nuovo entusiamo. Continueremo comunque a collaborare, affiancando i nuovi, perchè la Via diventi un’ulteriore possibilità di sviluppo per i territori attraversati. Buon cammino. Luciano Allegri

Un grande grazie a Luciano Allegri nell’avere perseguito con passione e costanza sempre più obiettivi sulla Via Degli Abati. A lui e allo staff direttivo, Vittorio, Emilio, PierGiorgio, Grazia, Patrizia, Marino, Caterina, un grande grazie per l’aiuto che, anche in occasione di The Abbots Way, hanno sempre dato. Ne raccolgo il testimone come presidente e come semplice appassionato dopo 14 anni passati a tracciare, correre, pedalare, camminare sulla Via degli Abati, esperienza iniziata nel 2006 e perseguita assieme a Giovanni Magistretti che mi ha insegnato a guardare sempre avanti e cercare di lavorare sempre con passione. Un caloroso pensiero anche alla figlia Anna che mi sostiene sempre in ogni occasione.Una spinta forte che mi vedrà ancora più impegnato e determinato a conseguire risultati sempre più importanti. In compagnia di Roberto, Fabrizio, Luciano, Giuseppe, Adriano, Maddalena Scagnelli, Patrizia e non ultima mia moglie Elisa che mi è sempre accanto e questa volta ancora di più. E adesso camminiamo !!!

Valcenodialetto. Poesia di Valentina Selene Medici. (Bardi). “L’URTULAN”

L’URTULAN

Alla matenna a bunura u partissa
con l’acqua, u su o a nebbia fissa.
U va au mercà a crompà a verdura
per el donne, che i gh’àn sempre premura.
U presemmeru per a salsa.
El sigulle per a frittà. Suchén e catalogna
per a verdura da fa lessà
El patate fritte, i piasena a grandi e picén.
Chi j à fa con l’aiju e chi con l’usmarén.
Lollo, gentilina, lattuga o scarola
du foje de insalata i se mangena vulentéra
magari anca culla, che a vé da Vughéra.
A frutta a vo sempre fresca
chi crompa in pummu, ina peira o ina pesca
e el fragule misse in ta so cesta
E doppu gh’è chi vo l’inguria a Dicembre
e el sirese a Settembre…
Eh, a fà l’urtulan ghe vo ina gran pasiensa
ma del so donne, u ne po’ miga fa sensa.

Un post della blogger Isabella -comepiaceavoi – La dura vita sulle nostre montagne ed il profondo amore di una nonna. Sezione “Coraggio”.

Una testimonianza importante, da leggere e meditare, al di la dei sentimenti profondi e sinceri che esprime Isa.

La sezione “coraggio” parla di tutti coloro che hanno coraggio. Coraggio nel portare avanti un’idea, un sogno; chi ha coraggio nel realizzare un progetto nella propria professione, chi ha coraggio di confessare chi abusò di loro, chi ha coraggio anche solo ad alzarsi al mattino.

Mi guardo intorno e cerco chi ha coraggio, ma solo ora mi accorgo che la persona più coraggiosa che conosco è mia nonna…………………

LEGGI https://comepiaceavoi.wordpress.com/2019/10/30/mia-nonna/

PER APPROFONDIRE: http://www.valcenostoria.it/2020/08/08/comepiaceavoi-il-diario-in-rete-dei-blogger-isabella-e-michele-di-vianino-varano-de-melegari/

Valcenodialetto. Poesia di Valentina Selene Medici. (Bardi). Con traduzione. “A CAPACITA’ – LA CAPACITA'”.

A CAPACITA’

“Nonnu perché el rondanenne quande i vùréna insemme
i ìgìréna, i s’incrùséna ma i ne se scontrena miga mai?”
“Perché u Signure u gh’à dattu custa capacità.”
“Nonnu a mestra a scora l’à dittu
che in cielu con u su, a lonna, el stelle
gh’è anca tanti pianeti che j en sempre in muvimentu.
Ma perché i ne se scontrena miga mai?”
“Perché u Signure u gh’à dattu custa capacità.”
“Nonnu a mestra l’à dittu anca
che i fiuri, i pra, el piante d’invernu i dormena
per dessedase in primaveira.
Ma cumme i fan a capì quande u mumentu l’è rivà?”
“Perché u Signure u gh’à dattu custa capacità.”
“Nonnu perché ai pé du monumentu gh’è scrittu tanti nummi?”
“J en i nummi di suldà che j en morti in guerra.”
“L’è ina cosa brutta a guerra l’è veira?”
“E sei l’è a cosa pussè brutta che ghe sia.”
“Ma alura perché l’ommu u ne la capissa miga
u Signure u ne gh’à miga dattu a capacità?”
“E u ghe l’à datta, u ghe l’à datta u me picén
e u gh’à dattu anca l’intelligénsa
ma troppu spessu, purtroppu para propriu che u sia sensa.”

LA CAPACITA’

“Nonno perché le rondini quando volano insieme
girano, si incrociano ma non si scontrano mai?”
“Perché il Signore ha dato loro questa capacità.”
“Nonno la maestra a scuola ha detto
che in cielo con il sole, la luna, le stelle
ci sono tanti pianeti che sono sempre in movimento.
Ma perché non si scontrano mai?”
“Perché il Signore ha dato loro questa capacità.”
“Nonno la maestra ha detto anche
che i fiori, i prati, le piante
d’inverno dormono per svegliarsi in primavera.
Ma come fanno a capire quando il momento è arrivato?”
“Perché il Signore ha dato loro questa capacità.”
“Nonno perché ai piedi del monumento
ci sono scritti tanti nomi?”
“Sono i nomi dei soldati morti in guerra.”
“E’ una cosa brutta vero la guerra?”
“E sì è la cosa più brutta che ci sia.”
“Ma allora perché l’uomo non la capisce.
Il signore non gli ha dato la capacità?”
” Gliela data, gliela data piccolo mio
e gli ha dato anche l’intelligenza
ma troppo spesso, purtroppo sembra proprio che sia senza.”