Banchetto di Primavera alla corte di Ranuccio II Farnese Duca di Parma e Piacenza per l’acquisto delle terre Landi nell’anno 1682 (Un’ ipotesi).


Foto del dipinto presente a Palazzo Farnese di Piacenza: “Il Duca Ranuccio II Farnese riceve le chiavi delle fortezze di Bardi e Compiano”. Opera del pittore: Ilario Spolverini, presumibilmente 1682.

Correva l’anno 1682,  dopo le lunghe vicende storiche che videro la perdita del ducato di Castro a favore della Santa Sede, inutilmente difesa da parte delle truppe farnesiane, nel 1649, contro quelle papaline, il Duca Ranuccio II cercò, anche attraverso la diplomazia e, accumulando un forte debito con i Doria che gli prestarono una considerevole somma di denaro, di riottenere le sue proprietà laziali. Ma quando si presentò da Alessandro VII con il denaro per “pagare il riscatto” il papa lo rifiutò .  Ranuccio pensò bene, allora, di impegnare il contante disponibile nell’acquisto dei territori di Bardi in val Ceno e Compiano in val Taro capisaldi fortificati di quello che, per oltre 400 anni, veniva descritto sulle cartine geografiche come lo “Stato Landi”. Morta nel 1679 l’ultima erede diretta della nobile famiglia, Maria Polissena, gli eredi “Doria-Landi” si disinteressarono di quei territori montani e accettarono le offerte dei Farnese nel marzo del 1682. Sebbene la corte di Ranuccio II si fosse leggermente ridimensionata rispetto ai fasti del XVI secolo, egli fu attivo committente di splendide feste, per nozze, battesimi, per onorare illustri ed altrettanto nobili ospiti ed anche, sicuramente, per celebrare acquisizioni importanti come fu quella dei territori landiani. Non a caso egli commissionò al famoso pittore Ilario Spolverini una tela ora conservata a Piacenza: “ il Duca Ranuccio II Farnese riceve le chiavi delle fortezze di Bardi e Compiano”

Il primo cuoco di Ranuccio II era, già dal 1659, il palermitano Carlo Nascia autore di un manoscritto intitolato “Li Quattro Banchetti destinati per le quattro stagioni dell’anno”. La copia più antica risale al 1680 ed è dedicata al Duca. I banchetti del Nascia rappresentano l’esposizione teorica  di un “come potrebbe o “dovrebbe” essere un banchetto. Le sue ricette offrono un quadro interessante dell’alimentazione del secolo in cui visse, ma ciò che lo rende importante sono i regolamenti, ancora attuali oggi, che debbono osservare i cuochi e quanti altri operano in cucina. Sicuramente fra i piatti prelibati che il ghiotto Duca si fece preparare dal fido siciliano nel “banchetto di Primavera”, dopo la positiva transizione territoriale che permise al Ducato di ampliarsi ulteriormente sarà anche apparsa una ricetta che è stata tramandata ai giorni nostri con alcune varianti, (ad. es. salsa di prosciutto):

“Di tre o quattro Caponi conforme il piatto con sopra li Anolini”

Farai La Pasta con entrovi due, o tre torli d’ova, e la tirerai sotile, dopo piglierai della Midola et u puocco di Rognonata di Manzo, con buon formaggio di Lodi e quattro tuorli d’uova, suo sale e spezierie sufficenti e farai li anolini, quali farai cuocere in brodo buono e di poli con li medesimi coprirai li caponi, e del buon formaggio sopra quanto basti, e li coprirai amò non paiano anolini con fette di brovatura fresca (mozzarella), e all’intorno del bordo del piatto guernirai  tutto di anolini.

Rivediamoli. Anno 2018. Alla Biblioteca Passerini di Piiacenza presentazione del libro sulla vita di Federico Landi. By Il Nuovo Giornale online. Valcenolibri

“Un principe, uno stato: vita di Federico Landi”: viene presentato sabato 10 novembre alle 17, nel salone monumentale della Biblioteca Passerini Landi (Piacenza, via Carducci 14) il libro di Riccardo De Rosa, edito dal Centro studi della Valle del Ceno……………

APPROFONDISCI: http://www.ilnuovogiornale.it/archivio-articoli/notizie-varie/3278-alla-passerini-presentazione-del-libro-sulla-vita-di-federico-landi.html

IL TONDO DEL BOTTICELLI. Dalla Fortezza di Bardi al Museo Civico di Piacenza. VALCENOLIBRI

Curatore: D. GasparottoA. Gigli Editore: 24 Ore Cultura Anno edizione: 2006 Pagine: 157 p., ill. , Brossura

Piacenza custodisce nel suo Museo Civico, ignorata da molti, da oltre un secolo e mezzo, una preziosa opera di Sandro Botticelli. Si tratta d’un superbo tondo, raffigurante una Madonna che, inginocchiata, adora il Bambino alla presenza del piccolo San Giovanni Battista, entro un magnifico roseto fiorito e contro un fondo di paesaggio che si perde in liquide e svaporanti lontananze. L’opera è documentata per la prima volta con sicurezza in un inventario, datato 1642, relativo ai beni di Federico II Landi, custoditi presso il Castello di Bardi sull’Appennino parmense: “un’ancona tonda con cornice grande a festoni dorata con Nostra Signora e Bambino”. Non ne abbiamo più notizia fino al 1860, quando il castello passò al Demanio del Regno d’Italia: il tondo venne allora riscoperto ed assegnato alla città. Misteriose rimangono la committenza e la destinazione originaria dell’opera, e numerose sono state le ipotesi circa la cronologia del dipinto avanzate dagli studiosi. Ora, il restauro condotto nel 2004, accompagnato da una serie di sofisticate indagini diagnostiche, ci fornisce nuovi, preziosi elementi di conoscenza “materiale” del dipinto, come notizie sui restauri precedenti, sul sistema di costruzione della preziosa cornice intagliata e dorata, sulle tecniche esecutive e sulla natura dei pigmenti.

IL TONDO DEL BOTTICELLI CONSERVATO AL MUSEO DI PIACENZA