TRUPPE FARNESIANE AL CASTELLO DI BARDI PARTE SECONDA. (2^ PUNTATA). VALCENOSTORIA N. 30. (r)

IN COPERTINA: FOTO: Bandiera portata a Parma dai Farnese nel 1545 e sostituita dai vessilli spagnoli nel 1731. Riproduceva lo stemma della casata, con sei gigli, o giacinti, azzurri in campo giallo. Alla morte senza discendenti dell’ultimo duca Antonio Farnese nel 1731, il ducato passò alla nipote Elisabetta la quale, essendo andata in moglie nel 1714 a Filippo V di Spagna lo trasmise ai Borbone.

TRUPPE FARNESIANE AL CASTELLO DI BARDI. PARTE SECONDA. (2^ PUNTATA) 

……….Ordinariamente il Comune di Bardi doveva provvedere a fornire la legna per i soldati, ma nel 1718, a causa delle ristrettezze del bilancio, inoltra  ricorso al Duca al fine di ottenere l’esenzione.

Tra i principali compiti dei militari, era il serivzio di pattugliamento contro i malviventi e per prevenire le diserzioni dei soldati di fortuna.

Da qualche documento si apprendono alcuni nomi di soldati:

  • ALBERICI CARLO, aiutante;
  • AMBROGI, SOLDATO, soldato;
  • BARBIERI FORTUNATO, soldato, tenterà di suicidarsi;
  • BARROY O BARRY, tenente riformato;
  • BASINI, alfiere;
  • BEDE’ GIOVANNI, soldato diseetore;
  • CARAMALI DOMENICO; tamburino;
  • CASTELLI GIOVANNI, soldato;
  • CAVANNA FRANCESCO, caporale;
  • CAVATORTA NICOLO’ MARIA, soldato;
  • CHAUTARD JACQUES, soldato;
  • CHIESA, aiutante maggiore;
  • GIOIESI, caporale;
  • CONFIENZA G. BATT., soldato disertore;
  • CONTI PAOLO, soldato disertore;
  • DANERI ANDREA, tenente;
  • FAVA, sergente;
  • FRANCESCHI (DE) BIAGIO, sergente;
  • GAMBIRASI GIUSEPPE, sergente;
  • GANDONI FRANCESCO, tamburino;
  • GEMMI, tenente;
  • GIORGINO, alfiere
  • GIVISANI INNOCENZO, caporale;
  • GRANO (DEL) LORIO, caporale;
  • LORENZELLI RINALDO, soldato;
  • LUSARDI ANTONIO, soldato;
  • MACCABEI BARTOLOMEO, soldato;
  • MANDRICARDI CONTE GIUSEPPE, castellano;
  • MARIANI FRANCESCO, sergente;
  • MARIANI, soldato;
  • MARIANI, caporale;
  • MELZI STEFANO, soldato;
  • MONTAGUTI MAURO, sergente;
  • NEGRI, alfiere – (altrove è detto Cristoforo Neri);
  • PAGANINI, aiutante;
  • PIERGIORGI LAZZARO, soldato;
  • RIVA, sergente;
  • ROSSI GIACOMO, ??
  • ROSSI GIUSEPPE, tenente;
  • SCHIAVI, soldato;
  • SACCA PIETRO ANTONIO, soldato disertore;
  • SOTTARDI GIACOMO, soldato – altrove è Giacomo Sutari;
  • SPINOLA FRANCESCO, soldato disertore;
  • SRINATI GIOV. ANTONIO, soldato;
  • TROMBETTI CRISTOFORO, capitano;
  • ZANELLI, sergente;
  • ZUCCHI GIOV. BATTSITA, soldato;
  • WINCHELER, tenente.

Nei documenti presentati dall’autore si parla molto anche dei vari arresti in quegli anni di soldati indisciplinati, di civili “sospetti” e di sacerdoti “ribelli”.

Vi erano anche atti di violenza, ma doveva trattarsi di episodi forse non abituali, dato che il Castellano, sia pure dandone la causa agli effetti del vino, li attribuisce anche alla calura: “Li gran calori e vino causano questi sconcerti.”

FINE

BY GIUSEPPE BEPPE CONTI FB

Bibliografia:

Manfredi G.: “Il presidio miitare di Bardi in alcune inedite carte farnesiane. 1717-1720”, in: Per la Rocca di Bardi – Seduta in onore si S.E. Monsignor Antonio Samorè. Bardi 17 settembre 1961.

Deputazione di Storia Patria per le Provincie Parmensi – PR – La Nazionale – 1961.

TRUPPE FARNESIANE AL CASTELLO DI BARDI PARTE SECONDA. (1^ PUNTATA). VALCENOSTORIA N. 30. (r)

IN COPERTINA: IL PRINCIPE FRANCESCO FARNESE, DUCA DI PARMA-PIACENZA-CASTRO, GRAN MAESTRO DELL’ORDINE COSTANTINIANO DAL 1698 AL 1727.

Altre interessanti notizie sull’amministrazione militare della fortezza di Bardi, tra il 1717 e il 1720, sotto il dominio di Francesco Farnese, ci vengono dalla relazione del prof. Giacomo Manfredi: “Il presidio militare di Bardi in alcune inedite carte farnesiane. 1717-1720”, che troviamo nel volume curato dalla Deputazione di Storia Patria per le Provincie Parmensi – Per la Rocca di Bardi – Seduta in onore si S.E. Monsignor Antonio Samorè. Bardi 17 settembre 1961.
In quegli anni era Comandante delle truppe farnesiane, per i territori di Borgotaro, Bardi e Compiano, il Conte Ottavio Caraccioli Borghi il quale era in frequentissima corrispondenza con il Duca cui riferiva puntualmente ogni più piccolo fatto che potesse interessare non soltanto l’ordine militare, ma anche l’ordine pubblico; e attraverso le lettere responsive del Farnese, nonché da qualche allegato alle stesse è possibile conoscere, per quel periodo, il succedersi dei vari problemi che quotidianamente si imponevano al Presidio che aveva sede nel castello.
Con lettera del 20 settembre 1717 il Conte Caracciolo Borghi aveva visitato Bardi e aveva ragguagliato il Duca sulle provvidenze da assumere per la difesa della Rocca. Con lettera del 20 settembre 1718 se ne ordinavano opere di restauro scrivendo il Farnese: “Non lascerà di far subito metter mano al risarcimento della caduta di pietre, e mura scopertasi al posto di S. Giovanni, ed al Rivellino dell Porta della Fortezza di Bardi, onde venga rimediato al maggior, male che ne potesse succedere”.
Altro pericoloso inconveniente in quei mesi fu la segnalazione che il magazzino delle polveri era collocato in prossimità di un camino, ed il Farnese il 22 agosto 1718 ordina che detto camino “sia murato e turato”, rimanendo le polveri nel luogo ove già si trovavano.
Non può dirsi con sicurezza il numero dei soldati di stanza in Bardi. Il Conte Caraccioli Borghi aveva proposto di elevarlo a trecento uomini, ma il Duca aveva riposto: “Giudico, che per ora si possa stare osservando in che situazione si pongano le cose, per prendere poscia quelle risoluzioni che sembreranno più convenevoli, mentre intanto in qualche urgenza tutta affatto improvvisa, che però spero non sia per succedere, potrà il Castellano chiamar subito qualche quantità di milizie del paese”.
Sappiamo però che il contingente delle truppe, secondo quanto ricavasi dalla lettera del 2 giugno 1719, variava di volta in volta che si operavano cambi. Più precisamente doveva esservi un contingente fisso costituente il presidio cui veniva aggiunto un distaccamento della consistenza conforme all’apprezzamento del Duca che in quella lettera scriveva: Lascerò, che faccia formare il nuovo dettaglio delle Guardie della Fortezza di Bardi, e di Compiano sul piede di quaranta soldati de Distaccamenti che dovranno restarvi oltre i soliti Presidi di ciascuna”, e ciò, in relazione ad una precedente del 23 maggio in cui aveva annunziato di voler ridurre il contingente del distaccamento, da 70 a 40 uomini.
Da una lettera del Castellano di Bardi, Conte Giuseppe Mandricardi, del 12 aprile 1720 si rileva che la sala d’armi del castello conteneva cento fucili. Il rapporto tra il Castellano e la popolazione era spesso tesa soprattutto quando giungevano alla Fortezza contingenti di rinforzi ed egli ordinava di consegnare (1718) 36 trapunte e altrettante paia di lenzuola, pagliericci e coperte, minacciando di mandare i granatieri a prenderli tutto a loro discrezione. Questo Castellano non doveva possedere un carattere propriamente mansueto viste le lettere e petizioni di lamentele che arrivavano da privati, militari e popolazione al Duca.
Connesso al buon funzionamento del Presidio di Bardi, era, naturalmente, il problema dell’approvvigionamento e munizionamento del Castello. Esiste al riguardo la nota di quanto doveva essere provveduto, e cioè: “Legumi cioè Fave, e Ceci in tutto stara cento, et in mancanza di questi per la natura del Paese stara cinquanta di Fava, e Pesi sessanta di Riso suppliranno per esse.
“Olio, venti pesi per i quali vi sono le Pietre”.
“Lardo o Grasso liquifatto, pesi tre”.
“Carne in sale in ragione di libbre una almeno per Uomo ogni giorno Pesi settecento venti per il quale vi sono le Tine”.
“Duecento fucili di riserva, oltre quelli de quali fossero provveduti i difensori, colle sue Baionette molto vantaggiose in una difesa.”
“Mille pietre da fucili, e duecento Bacchette.”
Travi, candele e Assoni per far ponti ed altro occorrendo.”
“Spontoni, Mezze Picche ed Alabarde, per essere quelle, ch’ora vi sono inutili.”
“Cordaggi d’ogni sorte, catene e chioderie diverse.”
“Li servigi del cannone per essere essi totalmente consunti.”
“Badili immanicati numero duecento ed altrettanti picconi.”
“Due Forni migliori dei presenti.”
“Bombardiere vigoroso e giovane per essere il presente vecchio e di poca forza.”
“Utensigli per trasportare la terra.”
“Scuri numero cinquanta. Marazze numero cento e altrettanti Scurotti con testa.”
“Aceto Brente dieci e Vino Brente duecento quaranta in ragione di un Boccale al giorno per Soldato, assieme con le Botti da conservarlo.”.
 FINE PRIMA PUNTATA
BY GIUSEPPE BEPPE CONTI FB

VALCENOGASTRONOMIA. DALL’ APPENNINO AL PO. DALLA VALCENO ALLA CITTA’. A TAVOLA CON I FARNESE – 3^ PARTE.

Missieri B. – La tavola dei Farnese – Banca di Piacenza -1998

INDICE:
LA STORIA DELLA CUCINA – PAGINA 5
LA CUCINA AL PALAZZO FARNESE – PAGINA 11
PER ENTRARE NEL VIVO DEL BANCHETTO – PAGINA 23
PRANZO CURIALE – PAGINA 27
LE RICETTE – PAGINA 33
GLOSSARIO – PAGINA 97
UNITA’ DI MISURA – PAGINA 106
ELEMENTI BIBLIOGRAFICI – PAGINA 107

Localizzazioni   Biblioteca dell’Archivio di Stato di Parma ,  Biblioteca Civica ,  Biblioteca comunale di Fontanellato.
Libro Moderno  
Monografia    
Descrizione La *tavola dei Farnese / Bruno Missieri
S.l. : s.n., stampa 1998 (Piacenza : Cassola)
108 p. ; 21 cm
Note Pubblicazione realizzata dalla Banca di Piacenza. 
Primo Autore Missieri, Bruno  
Soggettario Firenze Culinaria – Europa – Sec. 13.-18. 
Classif. Dewey 641.013 Gastronomia e piaceri della tavola 
Anno pubblicazione 1998 

BY Giuseppe Beppe Conti

TRUPPE FARNESIANE AL CASTELLO DI BARDI. (SECC. XVII E XVIII). Valcenocastelli. (r)

Alla morte di Polissena Landi nell’anno 1679, il nipote ed erede Gian Andrea III Doria prese possesso dello “Stato Landi”, ma la scomparsa di Polissena significò anche l’estinzione del suo casato. Questo evento era atteso da molto tempo dai Farnese che adottarono forti pressioni verso l’Imperatore Leopoldo I per ottenere il possesso dei territori ambiti da secoli. In questo contesto storico venne a mancare al Doria anche un forte appoggio diplomatico e militare spagnolo mentre i Farnese, che riconobbero l’imperialità dei feudi, minacciarono anche interventi bellici. Nel 1682 Gian Andrea ritenne “prudente, forzosa e necessaria” la vendita, per 124.714 ducatoni, di Bardi e Compiano al Duca Ranuccio II.

Il 19 e 20 agosto dello stesso anno le truppe dei Doria-Landi lasciano definitivamente la fortezza di Bardi; tutto il territorio di Bardi e Compiano passa ufficialmente sotto il dominio dei Farnese. I soldati ducali, con a capo il nuovo castellano Francesco Rondani entrano così nella roccaforte dell’ex Stato Landi; Bardi da centro, da capitale di un piccolo Stato indipendente diventa, come tutto il territorio, periferia montana di un Ducato che, con il XVIII secolo, inizierà la via della decadenza e dell’impotenza di fronte ai potenti Stati stranieri che, per lunghi anni, faranno del Ducato stesso, territorio di passaggio, occupazione e scontro (guerra di secessione spagnola).

Le truppe regolari dette “regolate” o “di fortuna” presenti nei castelli del Ducato (Bardi, Compiano, Montechiarugolo e Rossena), erano anche detti “presidi dei castelli”, in latino “Alites de Castro Parmensi”, ed erano soprannominati dal popolo “I Bianchi” per il colore del loro giustacorpo bianco a mostrine turchine (i paramani e le fodere dei giustacorpi). Ai primi del ‘700 il presidio del Castello di Bardi era composto da 70 soldati ridotti poi nel 1719 a 3 ufficiali e 42 soldati oltre ad un eventuale rinforzo dei “miliziotti”. I miliziotti erano quei sudditi che, mediante il pagamento di una tassa, erano esenti dal servizio militare, ma, pur ottenendo così l’esenzione dei servizi di guarnigione conservavano il proprio armamento e si impegnavano a prestare servizio in certe stabilite circostanze come ad esempio quelle di ordine pubblico. Appunto per supplire alle mansioni di guarnigione rimaste in tal modo scoperte il Duca procedette all’arruolamento di truppe mercenarie o “di fortuna”. BYGIUSEPPE BEPPE CONTI

Bibliografia:

CONTI G. – Truppe farnesiane al Castello di Bardi, in Valceno/Famiglia Bardigiana n.84/2002

ZANNONI, M. – FIORENTINO, M. – L’esercito farnesiano dal 1694 al 1731 – Parma, Palatina Editrice, 1981.