Alessandro Barbero ricorda la scomparsa di Vito Fumagalli. La Stampa 18.04.1997

Vito Fumagalli (Bardi, 15 giugno 1938 – Bologna, 16 aprile 1997) è stato uno storico e politico italiano, considerato tra i maggiori studiosi italiani sul Medioevo. Nel 1994 fu eletto alla Camera in quota Cristiano Sociali.

MORTO A 59 ANNI. FUMAGALLI MEDIEVALISTA DELLA PADANIA

E’ morto ieri nella sua casa di Bologna Vito Fumagalli, uno fra i maggiori medievalisti italiani. Chi lo conosceva sa che era malato da tempo, e la malattia aveva aggiunto alla sua insaziabile curiosità di ricercatore una nota di introspezione malinconica, che si riconosce facilmente nei suoi ultimi scritti. Fumagalli era nato nel 1938 a Bardi, sull’Appennino Emiliano, e in quel territorio aspro, a metà fra campagna e montagna, conservava radici forti, tanto da essere eletto deputato proprio in quell’area, per la coalizione progressista, nelle prime elezioni a sistema maggioritario. Quelle stesse radici gli permettevano di entrare in miracolosa sintonia con gli uomini vissuti mille anni fa nelle valli appenniniche e nella Bassa Padana: ricostruendo non solo la vita e il lavoro, ma le passioni, la mentalità e le angosce di nobili e rustici, come pochi altri storici italiani hanno saputo fare. Fra i suoi lavori più severi ricordiamo il volume sulle origini dei Canossa, del 1971, che ad appena 33 anni gli valse la cattedra all’università di Bologna; i saggi riuniti in volume da Einaudi nel 1976, col titolo Terra e società nell’Italia padana, e il volume sul Regno italico nella Storia d’Italia diretta da Giuseppe Galasso (Utet). Ma il pubblico dei non addetti ai lavori lo conosce soprattutto per gli smilzi volumetti, pubblicati dal Mulino a partire dal 1987, in cui lo storico s’immedesima nei modi di vita e di pensiero degli uomini del Medioevo: Quando il cielo s’oscura, L’alba del Medioevo, La pietra viva poi raccolti in un unico volume col titolo Paesaggi della paura, e tradotti con successo in più lingue, fra cui, si favoleggiava fra i colleghi, il coreano. Ultima è venuta la biografia di Matilde di Canossa, col sottotitolo Potenza e solitudine di una donna del Medioevo uscita l’anno scorso presso II Mulino, dopo molti anni trascorsi nello sforzo di ricostruire una figura cosi nota, eppure così elusiva nei suoi tratti personali e privati: un ritorno, in modi diversi, ai temi trattati nelle ricerche di gioventù, quasi a ideale compimento di un ciclo intellettuale. ALESSANDRO BARBERO

Anno 1949. Si inaugura la scuola popolare a Gravago (Bardi). “Il sapere utile per chi emigrerà”. Gazzetta di Parma 13 Febbraio.

SCUOLA POPOLARE A GRAVAGO.

Anche a Gravago si è aperta la Scuola popolare con una sezione di circa settanta alunni colmando così la grave lacuna avvertita da questa popolazione che sa valorizzare il sapere, corredo indispensabile nella vita, specialmente utile nelle audaci peregrinazioni all’estero in cerca di fortuna. A tutti gli scolari prodiga le proprie ottime qualità la insegnante Alma Mazzaschi. Da queste colonne la popolazione vivamente ringrazia il Provveditore agli Studi.

ANNO 1914. IL MISTERIOSO OMICIDIO DI UN CARBONAIO DI BARDI. LA STAMPA DI TORINO 3 DICEMBRE

LA STAMPA 3 DICEMBRE 1914

Carbonaio danaroso depredato e strangolato sulla via Emilia (Per telefono alla Stampa). Piacenza, 2, notte.

 Questa, sera ci è giunta notizia di un feroce delitto scoperto stamane a Fiorenzuola D’Arda. Alcuni contadini, alzatisi prima dell’alba per recarsi allo loro occupazioni verso le 4 passavano sulla strada Emilia ad un chilometro circa da Fiorenzuola: nella penombra della fredda notte nebbiosa videro sul ciglio della via una massa nera: avvicinatisi si accorsero, rabbrividendo che era il cadavere di un uomo. Da un primo esame fu facile comprendere che il disgraziato era stato strangolato a forza di mani. Le traccio visibili che portava sul collo, non ammettevano dubbi in proposito. II cadavere portava anche numerose ecchimosi sul volto e sulle mani e aveva lacerati gli abiti il che faceva comprendere che il disgraziato aveva dovuto opporre una tenace resistenza ai suoi assalitori. I contadini si affrettarono ad avvertire i carabinieri: questi si recarono subito sui posto e l’ucciso venne identificato. Il disgraziato è un notissimo fabbricante e negoziante di carbone, certo Giuseppe Boeri di anni 55, un montanaro di Bardi; il carbonaio era ritenuto ricchissimo benché conducesse una vita modesta e assai faticosa poiché si dedicava tutto da solo alla fabbricazione ed alla vendita del carbone di legna. Appunto per accudire ai suoi negozi il Boeri aveva l’abitudine di partire di nottetempo a piedi da Bardi, il suo paese che si trova fra i monti piacentini, per giungere di buon mattino sui mercati della provincia e su quello di Piacenza. Il delitto del quale il Boeri è rimasto vittima si ricostruisce cosi. II montanaro deve essere partito ieri sera da Bandi certamente per recarsi a Piacenza ove ogni mercoledì si tiene un frequentatissimo e animato mercato, seguendo la via Emilia; quindi giunto nei pressi di Fiorenzuola il Boeri venne proditoriamente assalito da parecchi individui perché sembra provato che parecchi siano stati gli assassini i quali miravano a depredarlo della somma che il danaroso negoziante doveva tenere in tasca.  II Boeri deve aver opposta una resistenza coraggiosa e valida perché uno dei suoi assalitori ad un certo punto stimò utile di finirlo strozzandolo. Boeri teneva il portafoglio nella tasca interno del panciotto. Si trovarono il panciotto e la tasca lacerati; nessuna traccia del portafoglio. Non si sa ancora quale somma il Boeri avesse con sè; si sa solo che teneva in una tasca della giacca un sacchetto contenente cinquanta lire in moneta d’argento, perché i ladri non lo presero: forse, fatto il bottino maggiore al quale essi tendevano, si affrettarono ad allontanarsi senza fare uno spoglio completo sulla persona della vittima. Le autorità si sono recate sul posto per le indagini ma fino a questa notte degli assassini non se ne hanno tracce; tuttavia da un primo indizio si ritiene che il Boeri non sia stato strozzato nel punto nel quale venne trovato il suo cadavere ma in un altro. Si crede poi che la salma sia stata trasportata per un lungo tratto di strada e poi abbandonata sul ciglio. Il delitto è stato compiuto forse verso le tre della notte quando più fitte erano le tenebre e la nebbia favoriva ogni impresa criminosa. La notizia dell’omicidio che si è diffusa sulla piazza del mercato e in tutta Piacenza ha prodotto un vivo senso di dolore e di terrore perché il Boeri era molto conosciuto.