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ANNO 1972. LE STANZE SEGRETE DELLA FORTEZZA DI BARDI. 1^ P.

GIUSEPPE GENCO. LE STANZE SEGRETE DEL CASTELLO DI BARDI. VALCENO.GAZZETTINO BARDIGIANO. NOVEMBRE 1972. 1^ PARTE

Da diverso tempo mi sono proposto di far sapere che al piano superiore del Castello vi sono delle stanze, raramente visitate dai turisti. Tali stanze sono situate al di sopra dei locali destinati fino a qualche anno addietro a Uffici comunali. Per accedere a tali stanze occorre imboccare una stretta porta esistente nel cortile grande del castello, sulla destra dell’ingresso delle carceri. salire una ripida scale di pietra locale, ma occorre soprattutto essere amici dell’ex cantoniere Tambini dato che lui tiene le chiavi e consente l’ingresso a chi gli fa simpatia. Un pomeriggio, quando quando ancora gli uffici comunali erano nel Castello, si è presentato l’amico Tambini che mi propone di farmi visitare le stanze in questione. A dire la verità, allora, ignoravo l’esistenza di tali stanze, per cui accettai rinvito con particolare entusiasmo data la mia passione per la ricerca storica e per tutte quelle cose che avrei potuto trovare. A questo punto e opportuno però dire che la descrizione che sto per fare avviene a distanza di anni da quando ho visitato le stanze, per cui ila mia mente potrebbe tradirmi nel ricordo di tante e tante cose viste o semplicemente intraviste. Questi i miei ricordi : Innanzi tutto stanze enormi, abbandonate che formano un labirinto intricato e misterioso. Corridoi stretti e tortuosi, con finestre chiuse da vecchissime inferiate, che danno un senso di angoscia, ballatoi, scalette. Un rumore assordante di topi al galoppo al di sopra della volta. Una grande stanza in particolare ha colpito il mio interesse, ove certamente avvenivano convegni d’amore non legittimi fra il Padrone e le sue Amiche. Sono indotto a ritenere ciò in quanta le porte d’ingresso a tale stanza sono due :una porta vera a propria ed un’altra porta simulata nella parete, della quale rimangono ora solamente i cardini sconnessi. Vi sono in tale stanza i resti di quello che fu un letto monumentale, divani poltrone, specchi sontuosi, ed inoltre lumi. con ricche torciere, cornici dorate. ridotte ore ad un ammasso informe di polvere e detriti. Corridoi a giravolte: gradini consumati dall’uso; per comprendere bene dove si è finiti occorre avvicinarsi ad una finestra e cercare un luogo noto per capire di dare un orientamento, e cosi in può vedere San Siro, la Carpana, Barzia, e in lontananza Pieve e il Monte Sant’Adone. Un giorno il mio girovagare per le stanze segrete mi ha condotto nell’angolo più misterioso del piano. Una strettissima scale mi ha portato su, su, al piano sotto le vecchie tegole, in locali di modeste dimensioni ma ben conservate, dipinte con tanti colori raffiguranti scene di vita campestre, la raccolta del grano, un ruscello, una partita di caccia.

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