Vita in Appennino. Il Medicone”, racconto di Fausto Ferrari (il brigante della Val Tolla). 2^ Parte

IL MEDICONE 2^ Parte

Stesero Aldone su una balla di paglia slegata e disposta accanto ai vitelli appena nati che presero subito ad annusarlo incuriositi, rinchiusero adagio la porta della stalla, sostando poi sotto il portico per tenere consiglio. Alla fine decisero di non disturbare più il loro ospite fino al mattino successivo, per lasciarlo riposare in pace, le donne protestarono per l’accoglimento che gli avevano riservato. Durante la notte, vento e neve avevano scorrazzato per il villaggio, lasciandovi alla fine oltre mezza gamba di coltre bianca. All’alba, quando Gianètu andò ad aprire la stalla per curare le bestie, trovò ciò che aveva temuto per tutta la notte: Aldone era morto, aveva voluto andarsene così, a “casa”, e senza disturbare nessuno. Gli era bastato trovarsi dai “suoi”, tra le bestie della stalla che aveva tante volte guarito, aveva fatto appena in tempo. Il vecchio giaceva accontentato, in ordine, sul suo giaciglio di paglia. Sul suo volto che ora appariva più fine e delicato, la morte aveva posato un’espressione di grande serenità. Gianètu, con gli occhi lucidi, si fece il segno della croce, poi chiamò a gran voce gli abitanti del villaggio. Le due borse di tela unta erano aperte in mezzo alla stalla, le vecchie arrivate prima degli uomini si avvicinarono circospette, scrutando l’interno delle borse con un lume a petrolio. Uno sfavillio di migliaia e migliaia di monetine le accolse .Le vecchie affondarono le mani fra tanta grazia, incredule e stupite, girandosi e mostrandosi l’una con l’altra il denaro, lasciandolo poi cadere come farina preziosa. Aldone aveva voluto lasciare il suo tesoro alla gente del villaggio. Era il suo modo di contraccambiare i buoni piatti di minestra calda di zucca e fagioli, il buon vino odorante di botte e il formaggio di vacca che gli abitanti di Mocomero gli avevano sempre riservato ogni volta che faceva ritorno al “suo” villaggio. Le donne già pensavano che ne avrebbero fatto scarpine, golfini, maglie per i bambini, calze di lana per tutti. L’alba, che penetrava ormai dai vetri bagnati della stalla, con un lungo raggio baciò il volto del medicone per l’ultima volta, prima che le bestie reclamassero il solito pasto di una giornata comune.
“Alta Val d’Arda”, opera di Alfredo Caffarri pittore piacentino





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