Un nuovo racconto dell’amica Patrizia Manni, figlia dell’Appennino Abruzzese ma molto…vicina. “LE COSE FATTE A MANO E CON IL CUORE”

Racconto pubblicato nell’Antologia della XI edizione del concorso letterario internazionale “SPECIALE INFANZIA 2019”. Giuria che vede come Madrina la scrittrice Dacia Mariani. L’autrice è grata alla sua Tutor, Professoressa LIVIA DE PIETRO, in foto gruppo vicino alla Maraini, vestita di nero e con collana rossa.

Lillino e Lilletto giocavano sotto un grande albero che era il nonno di tutti gli alberi del paese.

Lillino era il più grande, aveva 7 anni, Lilletto ne aveva 5. Abitavano in case vicine e le mamme erano amiche, erano andate a scuola insieme, dalla stessa maestra.

Quando uscivano dalla grande scuola, nella parte più alta della piazza, correvano come due matti verso casa, ogni tanto vedevano il cane di un amico e si fermavano a giocarci. Lillino si inventava grandi storie su ogni cosa che vedevano insieme, così, la casa vicino alla vecchia fonte in fondo al paese, era diventata la casa delle fate. Era una casa diroccata: i muri stavano cadendo e le finestre erano socchiuse, quando il sole andava via dalla verde valle, Lillino diceva a Lilletto che qualche fata stava guardando attraverso i vetri e si nascondeva….per loro due, quella era una bella occasione: dire forte, sotto alle finestre il desiderio più grande, avrebbe significato far realizzare il sogno…

Così, Lilletto, una sera, urlò verso una finestra: vorrei tanto una bicicletta rossa, come quella che ha Lillino.

Un attimo dopo udirono un fruscio di alberi e tutte le chiome, di verdi diversi, iniziarono ad ondeggiare….sembrava che gli alberi: lecci, peri e platani, stessero dando loro una risposta. I due bambini capirono che quello era un segnale. Gli alberi avevano risposto al soffio degli gnomi e delle fate, dovevano solo aspettare qualche tempo.

Tornarono a casa e sulla strada del ritorno Lillino fece giurare a Lilletto di mantenere il segreto, altrimenti il desiderio non si sarebbe realizzato. Lilletto avrebbe avuto voglia di dirlo ma confidò solo alla mamma che aveva avuto un desiderio e lo aveva detto sotto alla casa delle fate e degli gnomi della notte, la madre gli mise il pigiama, gli diede un bacio e gli disse di stare tranquillo che se avesse mantenuto quel desiderio, si sarebbe realizzato. Passò qualche tempo e un bel giorno, Lilletto trovò sotto ad un albero della casa delle fate la bicicletta rossa che aveva desiderato tanto. Cominciò a saltare di gioia e chiamò Lillino. Lillinoooo, Lillinoooo, vieniiiii.

Lillino stava aiutando la nonna con le buste della spesa e gli rispose:

Aspetta Lilletto, accompagno nonna a casa e vengo subito. In un attimo corse dall’amico e lo vide da lontano sulla bici, era felice e lui capì.

Ma dove l’hai trovata, Lilletto?

Sotto ad un albero della casa degli gnomi della notte, disse Lilletto.

I due allora corsero con le due biciclette rosse a fare merenda.

Guarda mamma, disse Lilletto alla bellissima mamma dai capelli neri che li stava aspettando con la mamma di Lillino che, invece, preparava i panini col miele e aveva un grembiule verde su cui cadeva una lunga treccia rossa.

Le due mamme si stupirono del dono e furono felici ma raccomandarono loro di andare piano sulla strada e di stare attenti agli animali che l’attraversavano per non ferirli.

Il tempo passava e i due bambini divennero grandi, le biciclette erano ormai piccole per loro ma avevano imparato dai nonni a lavorare con le mani, a fare il falegname ed il vasaio. I loro nonni difatti erano i più bravi della zona e così decisero che i due ragazzi andavano aiutati ad aprire una bottega e così una notte di Natale, sotto all’albero, i due ragazzi trovarono dei soldi: ogni nonno aveva pensato di donargli una somma per affittare un locale.

I due così, diedero i loro soldi al padrone di un negozio, lui voleva di più e allora decisero che avrebbero finito di pagare l’affitto col loro lavoro.

Andavano la mattina presto, si fermavano al Bar di Natalina, prendevano un buon cappuccino col cornetto e aprivano bottega.

Lillino lavorava bene il legno e dalle sue mani uscivano tavoli, sedie, scaffali, mensole, i nonni andavano ad aiutarli spesso e Lilletto metteva grossi mucchi di creta sul tavolo e faceva nascere cose nuove dalle sue mani.

Tutti si fermavano a guardarli lavorare attraverso il vetro della porta e tutti iniziarono a chiedere cose: una porta, un tavolino, un vaso, le ciotole…così i due ragazzi pagarono tutto l’affitto a Serafino, il padrone del locale.

Lavoravano tantissimo, Lillino inventò un tavolo che usciva fuori dal pavimento e premendo il bottone col piede, si richiudeva e tornava giù, scomparendo…era una specie di magia, tutti restarono meravigliati, finché un giorno entrò una signora e disse: compro io il tavolo che scompare, sono un’attrice famosa e vi darò tutto quello che chiedete per avere questo tavolo! I due si guardarono, felici.

Lilletto le propose di vedere le sue ciotole di ceramica, le aveva fatte al tornio e dipinte coi lustri più costosi e con l’oro.

La signora restò di stucco, non aveva mai visto nulla di simile, coi raggi di luce, l’oro delle ciotole si illuminava e quelle forme le sembrarono un sogno. Comprò tutto.

Dopo 2 anni i due ragazzi avevano la bottega più bella di tutta la zona e avevano clienti che andavano da ogni parte a prendere le cose più strane e belle che inventavano, così decisero, un giorno, di realizzare dei tavoli che scendevano dall’alto del soffitto con delle porticine di legno alle pareti dei muri, da cui uscivano su una lunga tavola tanti piatti, brocche e ciotole dai disegni più raffinati. Mentre il tavolo si apriva, dalle tavole scendevano gli oggetti di ceramica, delicatamente.

Come si chiamano quei tavoli? Chiese il padrone di un Bar che voleva acquistarli.

Si chiamano ” lilleri” , dissero i due amici.

Ahahahah, che strano nome disse l’uomo e costano tanti…lilleri, disse ridendo ai due.

Guardi, disse Lilletto, io ed il mio amico ci abbiamo messo tanti anni per progettarli e realizzarli, non è stato facile, è tutto fatto a mano da noi….

L’uomo gli propose, con disprezzo, una cifra inferiore al valore chiesto: non voglio pagare così tanto, disse!

I due amici si guardarono e Lillino disse al tizio:

caro signore, ci dispiace…ma SENZA LILLERI NON SI LALLERA !!

4 risposte a “Un nuovo racconto dell’amica Patrizia Manni, figlia dell’Appennino Abruzzese ma molto…vicina. “LE COSE FATTE A MANO E CON IL CUORE””

  1. Grazie agli amici dell’Appennino!! Questa storia è la narrazione di un rapporto di alta complicità che tuttora vivo e cerco con gli amici più cari.

  2. Va bene, grazie, avete sia “Nonna Loreta” che “La leggenda dell’uccello lira” pubblicati su questa pagina. Appena possibile ve ne invierò. Grazie, fatemi sapere se i bambini sono interessati.

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