POLISSENA MARIA LANDI PRINCIPESSA DI VALDITARO. Di Pietro Rameri. PRIMA PARTE. VALCENOLANDI. (r)

In copertina: ritratto di Maria Polissena Landi. Palazzo Doria – Roma

Nel contesto storico del “Seicento Borgotarese” si inserisce la figura di Polissena Maria Landi, figlia unica di Federico Landi, IV Principe di Valditaro.
Signora di Bardi e di Compiano, Principessa di Valditaro, se pure giuridicamente portatrice del solo nudo titolo inquantiochè Borgotaro era stato acquistato dai Farnese fin dal 1578, si presenta alla storia come l’ultima figura di rilievo di una Casata che fra le più alterne vicende, aveva sempre dominato l’Alta Val Taro dai tempi di Ubertino I, senior, (sec. XIII). L’acquisizione Farnesiana di Borgotaro era avvenuta in conseguenza dello storico risentimento (1578) dei borghigiani nei confronti del nonno paterno, Principe Claudio. Il Landi non si era mai acquietato alla perdita del feudo di Borgotaro,dal quale la casata ritraeva il titolo principesco, e le sue reiterate doglianze originarono quella vertenza fra Impero e Santa Sede, concernente la natura feudale del Borgo, che fece epoca nel tempo. Né, morto Claudio Landi (1589), le cose erano cambiate sotto il suo successore Federico. Dal castello di Bardi, da lui trasformato in una magnifica regale dimora, il IV Principe di Valditaro non lesinò proteste e riserve;:la gemma borgotarese era invero troppo preziosa per rimanere inerte. Tentativi però vani ché i Farnese erano troppo forti. Estintosi nel ‘600 avanzato con Federico il ramo principesco maschile, la storia di Casa Landi volta pagina e s’avvia al tramonto racchiusa nelle mani graziose di una gentile e dolce Principessa, ultimo fiore di una stirpe quasi millenaria.
La giovane principessa sentì più volte pulsare il suo cuore specie per un giovane rampollo dei Farnese: Ottavio, figlio naturale di Ranuccio I. Sogno d’amore che in breve sfumò per l’avversione dei rispettivi genitori. D’altra parte il giovane principe sul quale esiste una letteratura, fu imprigionato nel 1621. Ranuccio non dimenticava che Agostino Landi era stato uno dei maggiori compromessi nella congiura contro Pier Luigi Farnese; a sua volta, Federico non dimenticava l’acquisizione da parte dei Farnese del feudo di Borgotaro. Ne alla loro volta ebbero esito favorevole le trattative subito iniziate per il matrimonio con D. Carlo d’Austria svolte nel 1622-1623 di cui è traccia nell’Archivio Doria Landi (con poche altre lettere di Polissena). Ma poi nella persona del VI principe di Melfi della casata genovese dei Doria venne lo sposo atteso. Sposando (1627) Giovanni Andrea II Doria, dei Signori di Genova, poi VI Principe di Melfi, Polissena Maria Landi portava in dono i feudi di Bardi e di Compiano nonché la irrinunciabile rivendica di quello di Borgotaro. Forse Polissena Maria non rivendicò appena sposata la piena sovranità su i suoi feudi: è però certo che si occupò molto del riattamento del castello di Compiano nonché del riordinamento dei documenti familiari e che suo padre, il Principe Federico, nel 1630, aveva ancora una tal quale rimanenza di Signoria su i due feudi. Esistono infatti grida emanate da Federico sotto tale anno. A Genova la giovane principessa conquistò tutti con il suo fascino e fu gentildonna di primaria grandezza.
Nel 1635, Odoardo Farnese, IV Duca di Parma e Piacenza, aderendo alla Lega antispagnola di Rivoli ed impelagandosi in una politica eccessivamente filo-francese, pone a repentaglio l’esistenza stessa degli Stati Farnesiani.
Nel 1636, Gian Andrea II Doria, approfittando della delicata situazione del ducato Farnesiano per la politica di Odoardo Farnese nei riguardi della Spagna, occupa, in nome di Polissena Maria, Borgotaro. Il sogno della restaurazione è finalmente realtà. Al riguardo così scrive il Pigorini : “Sui primi giorni del marzo 1636 il colonnello Federico Imperiali, con molti spagnoli di ritorno fra noi dopo la battaglia di Tornavento e con la scorta di numerose milizie prese dagli Stati del principe Doria, entro nella valle del Taro e, trucidandone gli abitanti e ogni cosa devastando, correva all’assalto del Borgo”.
CONTINUA

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