PASQUA NEI DOLCI RICORDI DELLA POETESSA BARDIGIANA VALENTINA SELENE MEDICI.

PASQUA

Era a Bardi la mia casa di bambina
vecchie mura larghe e protettrici
i prati appena fuori dalla porta
e l’ampia valle dal torrente ingentilita.
I monti a farle da corona
che in primavera da nuova vita vestiti
erano resi mete invitanti.
Erano diverse allora le stagioni
e quando la Santa Pasqua s’avvicinava
già i gerani erano all’aperto.
M’inebriavo io, di tutto questo
cercando di fissare indelebilmente
nelle mie già deboli pupille
più ricordi e immagini che potevo.
E quando nel giorno della Resurrezione
alle dieci del mattino, slegavano le campane,
la mamma ci mandava a bagnarci gli occhi
alla fontana che era nel cortile
-In questo momento, l’acqua è benedetta.-
Così diceva guardando verso il cielo
e senz’altro pregava Dio che ci preservasse
abbastanza luce per l’indipendenza.
Da molti,forse troppi anni ormai
da quella fontana sono distante
e mia madre non può più pregare Dio
ma quando a Pasqua, slegano le campane,
mi bagno ancora gli occhi
con l’acqua del rubinetto e prego Dio
che a lungo mi preservi
quella poca luce che ancora mi rimane.

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