VALCENESI DIMENTICATI O…………QUASI. N. 34. BY DIZIONARIO BIOGRAFICO DEI PARMIGIANI di ROBERTO LASAGNI.

PEDRACIO DA IGGIO
Iggio (Pellegrino) 1134
Notaio. Nel 1134, per suo atto, il vescovo di Piacenza investì Pietro da Pezzola, priore del monastero di Carpadasco, di alcune terre colte e prative poste nella villa di Carpadasco, ubi dicitur ad zenum de Burro col canone di due staia di frumento. Con altro atto del Pedracio del 13 febbraio 1134 il vescovo di Piacenza concesse investitura dell’ospedale di SanGiovanni in Galla per le terre quas tenent ad censum et in feudum Hospitale S.Ioannis de Galla et comitibus de Bardo.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 18.

PIETRO DA VIANINO
Vianino 1404
Giudice attivo nell’anno 1404, considerato crudele.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 726.

PLATONI TROILO
Gravago-Borgo San Donnino post 1772
Conte, fu l’ultimo feudatario di Gravago. Soppressi i feudi nel 1772, ebbe l’intimazione dal duca di Parma Ferdinando di Borbone di ritirarsi dal suo feudo, che venne incamerato dal Demanio Parmense, mentre i sudditi furono uniti al Comune di Bardi. Il Platoni si stabilì a Borgo San Donnino.
Fonti e Bibl.: L.Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 338.

PONGINI GIOVANNI
Bardi 8 ottobre 1808-Bardi 2 gennaio 1892
Sacerdote e allievo alberoniano, ebbe ingegno acuto ma non sempre equilibrato. Si laureò in legge e, in età avanzata, esercitò l’avvocatura a Piacenza. Pubblicò, giovandosi anche della carte lasciate da Giuseppe Lagori, Notizie storiche circa Bardi, il Ceno e i suoi dintorni (Piacenza, Marchesotti, 1873), di un certo interesse per la storia della Val Ceno, inoltre un’opera intitolata  Le mie origini (Piacenza, Marchesotti, 1870-1871, voll. 3) in cui tratta dell’origine dell’essere, dell’uomo e dell’italiano. Nel 1883 pubblicò un opuscolo riguardante due scoperte da lui fatte sulle sostanze luminose.
Fonti e Bibl.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 341; A. Rapetti, Adamo ed Eva erano di Bardi, in Libertà 3 dicembre 1949; E. Cordani, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 215.

PUGOLOTTI LUIGI
Piacenza 1774 c.-Bardi 1860
Figlio di Geltrude. Servì nell’esercito francese dal 1792 al 1815. Appena dopo il conseguimento della laurea in medicina e chirurgia, il pugolotti, nell’estate del 1812, fu inviato in Spagna dove infuriava la rivolta contro l’esercito francese. A Oviedo, centro principale delle asturie, col grado di Tenente medico, gli ven-ne assegnato un ospedale da campo, giovane chirurgo senza esperienza, compì interventi oltremodo difficili e curò numerosissimi feriti guadagnandosi la stima e l’ammirazione di colleghi e superiori. A Oviedo conobbe e sposò Emanuela, dalla quale ebbe una figlia che chiamò Geltrude, come la propria madre. Dopo lo sbarco degli inglesi, accorsi in aiuto della Spagna, il Pugolotti venne fatto prigioniero e internato in Portogallo dove rimase fino al 1816 quando, ottenuta la libertà, con molti disagi riuscì a ritornare a Piacenza, nella casa dei genitori, insieme con la moglie e la figlia. Avendo vinto il concorso per la condotta medica, nel 1817 approdò a Bardi e con tenacia si mise immediatamente al lavoro in un ambiente particolarmente difficile a causa della precarietà dei collegamenti in un territorio molto vasto. ben presto la sua bravura venne riconosciuta: la gente si rivolgeva a lui anche dai comuni limitrofi, specialmente per casi gravi e difficili. Rimasto vedovo con una figlia quattordicenne, nel 1832 gli capitò un caso veramente disperato che riuscì a risolvere anche grazie all’esperienza acquisita in Spagna, come risulta da una relazione (Storia di stravaso sanguigno nella cavità del petto) inviata dal pugolotti a Giacomo Tommasini, professore di clinica medica di Parma e protomedico dello Stato. Accadde che un giovane di Centenaro, nel Piacentino, in seguito a una lite, rimase ferito da arma da taglio nella regione sottoscapolare sinistra. Tenuto per alcuni giorni in osservazione, il paziente fu poi operato dal pugolotti alla presenza del collega Cavagnari, migliorando in poco tempo e giungendo a completa guarigione. L’attività medico-chirurgica del Pugolotti si fece sempre più intensa per l’arrivo di pazienti anche dalle valli del Taro, dell’Arda e del Nure e anche per richieste dalla Francia da parte di emigrati del bardigiano e delle zone limitrofe, desiderosi di farsi curare da colui che era diventato un vero mito. Risposatosi, ebbe quattro figli: Nicola, guglielmina, Ernesto e Luigi junior. Nel 1848 fu volontario nella 1a Colonna Parmense. Tra le molte benemerenze che furono concesse al pugolotti, spiccano la medaglia di Sant’Elena da parte di Napoleone I e la promozione (16 settembre 1850) al grado di Medico-chirurgo onorario di 2a classe delle Reali truppe del ducato di Parma da parte di Carlo di borbone.
Fonti E Bibl.: U.A. Pini, Medici nel Risorgimento, 1960, 11; M. Caffagnini, in Gazzetta di Parma 7 agosto 1989, 3.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *